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venerdì 3 giugno 2016 11:00:00

Ancora una perla di questo eno-profeta del Jura. Questa volta L’Ailleurs è un Vin de France che miscela l’essenza di tre vitigni. A strutturare il nerbo sapido e polposamente fresco c’è il Pinot Auxerrois, poi il Savagnin per condire il profumo di pseudo aromaticità e verde fogliame e infine lo sconosciuto Enfariné che rinforza corpo e ricchezza in complessità.

Il vino ha in sé tutta la filosofia naturalistica di Jean-François Ganevat, che giunge fino al biodinamico e fa una vinificazione guidata dall’assenza di solforosa. Ha appena 12% di alcol questo 2014, e ciò ci intriga molto, vista la prospettiva di beva canicolare.

Ganevat ci ha abituato a vini inzuppati di una personalità ghiaiosa, rocciosa, alpina e rustica, cioè tutto il meglio di un’eleganza che si deve fondere nel liquido per compiersi in se stessa.

Nell’Ailleurs c’è calce viva al profumo, calcare puro e gesso, lemongrass e scorza di lime, verbena e fiori di campo, foglia di noce e oliva verde. Il palato accoglie una liquidità grintosa, un qualcosa che si muove durante la masticazione con irrituale freschezza e scorbutica sapidità. La saliva entra in sofferenza nel diluire la sostanza terrosa (terra bianca) che s’è incuneata nelle fessure della struttura, il sapore di fa via via più rutilante e si vivacizza in una vibrazione salata, tanto da prolungarsi oltre il retro aroma. Si resta a bocca aperta dallo stupore organolettico. Non è uno vino d’eleganza, scalpita nelle sue durezze, non è destinato a limarle e le stesse non si faranno levigare. Curioso è l’aneddoto (?) in etichetta: “L’acqua fa piangere, questo vino fa cantare”. Noi non abbiamo pianto, vorrà dire che se non abbiamo cantato subito, si canterà.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)