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lunedì 8 marzo 2021 08:30:00

Viaggio in Savoia

Il tunnel del Monte Bianco è già alle spalle, la discesa verso Chamonix deve essere pericolosa per gli autoarticolati perché ci sono segnali stradali che avvertono del pericolo di ribaltarsi; in auto è tutt’altra storia, una lenta e sicura discesa consente anche di ammirare il suggestivo paesaggio. Questa è la Savoia. Appartenne al Regno di Piemonte-Sardegna e prima ancora al Ducato di Savoia che si originò nel 1416 dall’innalzamento di rango della Contea di Savoia. Oggi la Savoia è serenamente francese, acquisita per le note vicende storiche connesse alla costituzione dello Stato d’Italia. Ciò premesso, il nostro scopo non è storico, è viticolo, perché la Savoia enoica, pur essendo così vicina a noi, è di fatto più lontana dalla nostra indole di degustatori rispetto, per esempio, al Bordeaux, che è all’opposto geografico. Sicuramente chi ha frequentato le stazioni sciistiche s’è spesso imbattuto nei vini della Savoia, se non altro perché i vignaioli savoiardi, oltre che a curare i loro antichi vitigni, mantengono e propongono un consumo prettamente locale. Qui troviamo vitigni stranissimi e microlocalizzati come altesse (b), jacquère (b), gringet (b), molette (b), joubertin (n), persan (n), servanin (n), verdesse (b), roussette d’Ayze (b) ed étraire de la Duï (n). Alcuni sono custoditi in qualche filare, altri stanno rinascendo nelle IGP, come la verdesse, il persan e l’étraire de la Duï. Poiché molti di loro sono difficili da recuperare, ci siamo indirizzati sul jacquére, che è anche possibile rintracciare in qualche carta dei vini nei ristoranti in cui il sommelier è dinamicamente curioso. Premesso che i vini della Savoia non hanno raggiunto gli apici delle altre AOC francesi, ciò non significata che il loro carattere, il loro stile, la loro personalità non sia molto apprezzabile: e, credeteci, lo è! Innanzitutto è il vitigno a bacca bianca più diffuso della Savoia, circa 900 ha, e quasi sicuramente è originario di qui. La sua storica presenza ha fatto sì che si sia guadagnato molti nomignoli (sinonimi): cugnette, coufechien e cherché nell’Ain; buisserate nell’Isère, cugnéte nella Val d’Isera, molette de Montmélian nell’Haute-Savoie, e altri ancora, a testimonianza delle amorevoli cure a lui destinate. In merito all’origine tutti propendono ad assegnargli la discendenza dal gouais.

Sui pendii delle Alpi

La spiegazione? Semplice! Jacquère è un vitigno che gradisce i suoli ghiaiosi e calcareo-argillosi, e nella Savoia li trova. Si è anche ben adattato al clima continentale, stressato sia dall’influenza oceanica, sia da quella mediterranea, e comunque è caratterizzato da una variabilità stagionale anche estrema, quindi è l’esposizione migliore che farà la differenza. Poi piace ai vignaioli perché è vigoroso, affidabile, produttivo; chiaramente non possiamo aspettarci che sia capace di darci un vino che resista negli anni. I vigneron lo interpretano nella direzione enologica dell’essere semplicemente varietal, quindi poco legno (semmai non nuovo e non barrique) e molto acciaio, sosta sur lie, non solo per creargli della complessità gusto-olfattiva, ma anche per farlo uscire in versione perlant (briosamente e delicatamente frizzante) anche con un po’ di fondo.

Un vino che merita attenzione

Dal Jacquère ci si attende un colore paglierino/verdolino che sprizza brillantezza in qualunque modo si inclini il bevante. C’è molto floreale nel profumo: fiori primaverili, biancospino, mughetto e margherite; il vegetale può giostrarsi nei toni di melissa ed erba cedrina; il fruttato è tutto un agrume, pompelmo, limone e lime, talvolta susina gialla, pesca bianca, mandorla e mela verde. In certi cru, come Abymes, Apremont, Chignin e St-Jeoire-Prieuré, può impreziosirsi di un che di pierre à fusil. Il gusto lascia vibrare un’acidità a “carattere alpino”, perché crea una fredda, ma graziosa, fresca secchezza, grazie all’alcol che difficilmente traguarda il 12. Ha una liquidità sottile mediamente saporita, è lievemente amarognolo nella piacevolezza e il finale di bocca insiste in saporitissime note citrine. Normalmente la sua personalità organolettica non differisce molto da zona a zona, solo nell’areale di Chambéry sembra assorbire con più frequenza un po’ di sfumato silex e pietra focaia. Qualche produttore che merita attenzione: Abymes del Domaine Jean Perrier & Fils con la Cuvée Gastronomique, Apremont di Philippe Betemps, Apremont di Le Clos Saint-André Vieilles Vignes Philippe et Sylvain Ravier, Chignin di Jean-François Quénard e Autrement Blanc di Jacques Maillet; quotatissimo è il Crémant de Savoie del Domaine du Château de la Violette. In Savoia circolano alcuni aneddoti sulla facilità di beva del vino Jacquère; molti sono convinti che un bicchiere in più non faccia venire il cerchio alla testa (alcol basso), anche se ti fiacca un po’ le gambe; o addirittura che abbia effetti diuretici: “Où on le boit, on le pisse”.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)