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lunedì 23 settembre 2013 15:30:00

La notizia arriva da “lapresse.ca” e vale la pena soffermarcisi, perché ciò che adesso può sembrare una chimera, tra qualche decennio potrebbe essere una costante quotidianità. Si tratta degli ibridi.

I primi vitigni ibridi furono creati nel XIX secolo nel tentativo di fermare il flagello della fillossera; le operazioni non furono condotte, e soprattutto non nacquero, a tavolino, non furono studiate, furono un’operazione tampone con l’intento di salvare il salvabile. Furono ibridi incrociati in malo modo e i vini che ne uscirono non avevano tannini di grande spessore qualitativo e alcuni addirittura un gusto non gradevole e altri si mostrarono incapaci di resistere alla fillossera.

I ricercatori, spiega l’ingegnere agronomo Olivier Yobrégat dell’Istituto Francese della Vigna e del Vino, hanno messo a punto, in questi ultimi anni, degli ibridi resistenti alle principali malattie della vite, come l’oidio e la peronospora e quindi i vini risultano migliori.

Tutto questo consente di evitare l’uso di prodotti protettivi in vigna, quindi rispettare la naturalità dell’ecosistema e certi nuovi vitigni sono in grado di creare vini con una personalità organolettica unica.

Ancora i vignaioli non sembrano pensare a entrare in questo nuovo meccanismo colturale, eppure i risultati in termini qualitativi sembrano molto incoraggianti.

La possibilità di costruire una personalità unica e particolare nel profilo olfattivo e gusto olfattivo sta destando un certo interesse, ma le piante in vendita sono ancora molto poche e la produzione irrisoria, però già ricercata se non altro per poter sperimentare i primi confronti.

Ci sono dei vivaisti specializzati in ibridi che continuano incessantemente a sperimentare nuove soluzioni e già si possono trovare vivaisti con un’esperienza ventennale.

Interessante è il resoconto di un vivaista svizzero, sul mercato da mezzo secolo. A detta di Philippe Borioli c’è moltissimo interesse da parte dei vignaioli, però c’è l’inconveniente prezzo, perché le viti ibride sono più costose di quelle tradizionali e in più non essendo iscritte al catalogo ufficiale degli Stati, impediscono di poter richiedere e ricevere eventuali sovvenzioni. Questo però non ha impedito agli ibridi si segnare un incremento di coltivazione negli ultimi cinque anni nell’ordine del 30%.

L’avvenire del vigneto europeo potrebbe trovare un aiuto da questi ibridi, alcuni dei quali già famosi come Cabernet blanc, Souvignier gris, Cabernet jura e Muscat bleu; poi ci sono una ventina di piante già collaudate e in attesa di ricevere un nome.

Lo studio sta proseguendo per creare viti sempre più resistenti alle malattie e anche per piante che si adeguino al meglio all’aumentato indice climatico.

Non ci resta che attendere, le sorprese potrebbero sconvolgere lo status quo, che ormai resiste dall’avvento della fillossera.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)