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martedì 12 dicembre 2017 15:30:00

L’Inghilterra sta vivendo un rigoglioso periodo viticolturale. Le piantagioni dei vigneti hanno finalmente iniziato a dare dei frutti enologicamente accattivanti, anzi a loro dire, d’una straordinaria eccellenza enologica, tanto da far pensare che entro una diecina d’anni l’English sparking sgomiterà di brutto verso lo Champagne.

Tutta questa euforia è però un po’ raggelata dalle notizie pubblicate da BMI e dall’Ufficio Nazionale di Statistica, che sembra aver preso particolarmente a cuore il trend dell’alcol.

Il dato di per sé sembrerebbe positivo perché indica che nella penultima settimana di novembre la percentuale di coloro che hanno sorseggiato un drink con alcol è stata del 56,9%.

La comparazione però getta qualche dilemmatico dubbio, perché la precedente indagine si attestava al  64,2%, per cui la diminuzione sarebbe dell’11,38%, che non è poco.

Il decremento sembra interessare di più i giovani dai “16 ai 24 anni”, tanto da innescare un trend salutista e d’astemizzazione, che a detta della BMI Research farà calare il consumo dell’alcol dello 0,2% ogni anno tra il 2017 e il 2021, mentre nel quinquennio precedente era aumentato dell’1,6%.

Le grandi catene commerciali stanno correndo ai ripari cercando di cavalcare, anzi creare, l’onda del basso contenuto alcolico nel vino, sollecitando la produzione di prodotti con solo 5,5% di alcol in versione dry, non dolci come il nostro Asti Moscato che in fatto di gradi sembra aver spesso sofferto (ingiustamente) della sua condizione di leggerezza alcolica.

Non sappiamo se credere a tutte queste sirene etilico negazioniste, inclusa quella dell’incredibile successo del distillato analcolico. Se non fosse che l’azienda coinvolta è la Seedlip Drinks ed è datato 2015 con ottimo riscontro, un bel “siamo alle comiche” ci scapperebbe.

Che il contenuto d’alcol faccia vibrare le antenne dell’attenzione è cosa ormai contestualizzata anche nel vino, e che ciò porti a un po’ di riduzione di beva è possibilissimo, però anche il dirompente incremento di prezzo del mercato interno pre e post-Brexit, con marginalizzazioni d’utili sestuplicanti, non si possono certo chiamar fuori da alcune responsabilità.

Come sempre la ricerca di un equilibrio sarebbe foriera di ogni aggiustamento, quindi anche il troppo poco al pari del troppo tanto andrà, prima o poi, rivisto.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)