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sabato 8 settembre 2012 14:15:00

Il titolo della notizia apparso su Eveningnews 24 di Norwich è di quelli che non passa inosservato. È stata Emma Knights a raccogliere questa insolita testimonianza, grazie alla sua rubrica: se sei coinvolto in qualcosa d’insolito, scrivimi!
Ian Hutcheon ha veramente fatto qualcosa d’insolito, ha creato il primo vino sacrificale del mondo e l’ha chiamato “Sacrificio”. La storia si svolge in Cile e si collega all’antica tradizione degli indigeni sud americani, principalmente Incas.
Le cronache raccontano che questi popoli avevano l’usanza di sacrificare animali e uomini, oggetti di valore e altro sulle sommità delle montagne per richiedere dei buoni raccolti e allontanare le disgrazie e le sventure. E cosa ha fatto il buon Ian? S’è inventato il vino sacrificale, miscelando Syrah, Carmenère e Cabernet Sauvignon, allevandolo in barrique per 18 mesi, poi lo ha imbottigliato. Le bottiglie sono state  avvolte in un telo scuro e poste in un apposito, singolo, contenitore, come se fosse la propria bara, e poi ha inchiodato il tutto. Infine se ne è salito sulla sommità del Monte Tunca e le ha sepolte: le bottiglie in questione sono 200. Il tempo di sepoltura è stato pensato per un intero inverno, per cui resteranno interrate fino al prossimo equinozio di primavera, che nell’emisfero sud è previsto per il 22 settembre 2012.
Coloro che vorranno comprare la bottiglia di Sacrificio dovranno scalare la montagna, trovarla con l’aiuto di una mappa e disseppellirla; praticamente si dovranno comprare una mappa, un po’ come accadeva ai pirati del Caribe nella loro frenetica ricerca del tesoro del capitano Blood.
Qui c’è davvero il blood, ma è sangue enologico. Ogni bottiglia ha una propria mappa, per cui chi comprerà la mappa troverà il tesoro, dovrà però camminare per circa due ore, andata e ritorno.
Il 22 settembre ci sarà la dissepoltura e già si sta preparando una degustazione “al buio”, che confronterà il vino interrato con quello che non lo è stato: la curiosità e massima.
Da buoni italiani un commento mediterraneo ci nasce spontaneo. Avevano già degustato del vino affinato a venti metri sott’acqua, fatto nella Repubblica di Palau da uva Delaware, e i commenti organolettici sono irriproducibili; non sappiamo come si sia affinato il Sassicaia 2000, sparato nello spazio da un vettore Soyuz, stiamo aspettando la prima guida aliena per costatare con quanti meteoriti è stato premiato. Meteorite che lo stesso Ian Hutcheon aveva già usato per invecchiare un vino. Adesso l’attore della storia, oltre al vino, è una collina, che diventa da una parte una specie di cimitero, tipo Boots Hill di westerniana memoria, o meglio, e più armoniosamente, quel dormire sulla collina così ben cantato da Fabrizio De André nella figura di Jones il suonatore… «Lui che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero, non al denaro, non all’amore, né al cielo».
Premesso che non è un vino da consigliare ai tafofobi, i sommelier più smaliziati hanno pensato anche a un abbinamento non gastronomico per il Sacrificio, suggerendolo per accompagnare la lettura del racconto di Edgar Allan Poe, “Il barile di Amontillado”, oppure per la visione del film “Buried” di Rodrigo Cortés.  Forse i degustatori più raffinati lo gradiranno, servito a temperatura di superficie, mentre leggono il primo endecasillabo dei Sepolcri di Ugo Foscolo: «All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?»

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)