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mercoledì 15 maggio 2013 15:00:00

Paul Gauguin è insieme ossessione pittorica e suggestione prospettica, dove le assenze delle presenze simbolizzano una parte di quella corrente dell’impressionismo da cui nasce la sua inquietudine per un’instabilità verso l’uso del colore e l’uso della luce, e lo catapulta verso la sostanza delle cose, generando una composizione pittorica racchiusa in una cornice, al pari di una scrittura raccolta tra le copertine di un libro: i suoi quadri devono essere letti, pur presentando figurazioni non razionali e proiettate su piani non collocati in una prospettiva.

L’ossessione di Gauguin lo fa navigare verso la Polinesia, un luogo lontanissimo dai rumor di Arles (Van Gogh) o di Pont Aven, dai colori accesi de Cézanne e dalle liriche di Mallarmé.

In Polinesia Gauguin trova l’altro pittorico, e a questo “altro” sembra ispirarsi come filosofia e voglia di distanza dall’enologia del vecchio mondo, e non solo, il Signor Dominique Auroy. Nel 1992 la Polinesia tenta di diventare un territorio vitivinicolo, e Dominique piantò vitigni (francese e italiani) in molti atolli, fino a che non trovò luogo idoneo nella piccola isola corallina di Rangiroa (arcipelago Tuamoto). Le prime vendemmie si svolsero nel 1999 e nel 2000 e l’incremento produttivo è giunto nel 2012 a produrre 40.000 bottiglie.

Il nome odierno dell’azienda è Domaine Ampélidacées e a detta di loro l’aspetto ampelografico si caratterizza per un terroir unico e non ripetibile: il terreno è corallino e per fare vigna furono importate oltre 200 tonnellate di terra e il nutrimento è spesso un composto di alghe.

Le uve coltivante sono Carignan rosso, l’uva Italia, il Moscato di Amburgo e le piante riescono a fruttificare due volte all’anno a maggio e a dicembre, che corrisponde all’inverno australe e all’estate australe.

Non vengono prodotti vini rossi, ma dei bianchi e un rosato, per cui il Carignano rosso è vinificato in bianco e abbinato con Italia e Moscato d’Amburgo; da questa cuvée si ottiene il Blanc de Coral, che dicesi abbia un aroma di litchi e papaya, banana e mango, insomma un quadro olfattivo tropicale. La cosa curiosa dell’etichetta è che per informare il consumatore a quale vendemmia si riferisca, l’annata è accompagnata dal dettaglio se sia inverno australe oppure estate australe: una vera sciccheria.

Veramente curioso è il rosato, Vind e Thaiti Rosé Nacarat, il cui colore è tinteggiato di un arancio simile al mattone. È prodotto con uve Carignan e Moscato, con profumo floreale e di piccoli frutti rossi, gusto di lampone un po’ acidulo.

L’azienda fa anche un vino allevato in barrique impiegando del Carignan rosso vinificato in bianco, e viene citato come l’unico vino al mondo che ha note minerali di corallo. Dire che questi vini s’abbinano al meglio con il pesce è del tutto scontato.

L’affinità tra Auroy e Gauguin è nell’osare: se il pittore scardinò le cornici impressioniste degli stili della sua epoca; Auroy sta creando uno stile alternativo agli stampi enologici del terroirism e del varietalism, sta costruendo l’australism.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)