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lunedì 28 dicembre 2015 12:30:00

Indubbiamente è lo Châteauneuf du Pape, in versione rossa, il vino che fa di Avignone il centro vitivinicolo della Valle del Rodano. È un vino di stirpe antica, che sembra attraversare storicità laceranti sotto l’aspetto della religione cattolica, tanto da movimentare fatti e misfatti di papi e antipapi nel periodo dello Scisma d’Occidente (1378-1417) e ancor prima per la presenza templare (XII secolo), spazzata via da Filippo il Bello. Certamente poter accompagnare la degustazione di questo vino con ricordi storici crea un’emozione particolare.

A quell’epoca non esisteva Châteauneuf du Pape, il nome era Châteauneuf Calcenier, e la definizione attuale avvenne nel 1893, chiaramente sfruttando il riferimento papale per il fatto che era sede di villeggiatura.

Lo Châteauneuf du Pape rosso ha sempre avuto una notorietà famigerata in fatto di irruenza tannica, visto anche il tradizionale impiego di raspi in vinificazione. I vitigni autorizzati sono tredici, ma per il rosso sono dominanti le uve grenache noir, cinsault, syrah, mourvèdre, che corrisponde al blend del Domaine du Vieux Lazaret dell’annata 2012, gradi 14,5% vol.

L’uva ha subito una quasi totale diraspatura, ha avuto rimontaggi per due volte al giorno, con vinificazione in cemento che s’è allungata per quasi 21 giorni. La successiva maturazione è stata effettuata in prevalenza in acciaio e poco meno del 20% in legno.

Ha veste granata, con riflessi crèmisi, per cui ha limpidezza luminosa. Il ventaglio olfattivo è strepitoso, tutto un fruttato di ribes, cassis e mora di gelso, fiori appassiti, erbe aromatiche secche (quasi aghi di pino), balsamico e polvere di terra rossa, quasi ruggine. C’è una successione armoniosa nell’effluvio. Gusto voluminoso, alcool e tannino si incontrano e si scontrano in un amalgama morbido e sapido, emerge un sapore di mora sciroppata e di spezia, che s’allunga in un illanguidente finale molto elegante, quasi cremoso. Questo Domaine du Vieux Lazaret Châteauneuf du Pape 2012 ha quasi raggiunto il suo equilibrio, però s’individua un potenziale di resistenza in vetro quasi decennale. Per la storia, per l’attualità del suo profilo organolettico, per l’eleganza e la quasi perfetta corrispondenza olfatto-gustativa si merita un pieno 93/100.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)