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martedì 14 ottobre 2014 17:00:00

Di Rupe del vino ce ne è una, Orvieto è il nome, Orvieto è il vino. Qui il vino è stato di casa fin dall’epoca Etrusca, qualcuno ha azzardato anche un accostamento con Oinarea, la città dove scorre il vino. A Orvieto so produceva “vino puro”, intendendo con ciò il vino ottenuto dal mosto delle uve del territorio, quelli importati prendevano il nome del luogo di provenienza: vino greco di Napoli e marchesiano se proveniente dalle Marche.

Questo vino puro, l’Orvieto, che si commerciava anche in versione acquatico, cioè allungato con acqua, è stato osannato da molti, incluso Sigmund Freud e ha una storia da raccontare anche in fatto di vino di uve. Così lo rappresentavano a inizio Novecento. Vitigno base Trebbiano o Procanico, poi piccoli quantitativi di Malvasia, Durupeccio, Grechicchio e Nocchiello, o ancora Verdello e Montonico.

L’uso di più uve è arrivato anche all’oggi enologico e al vino oggetto della degustazione: Orvieto Classico Superiore Campo del Guardiano 2011, Azienda Agricola Il Palazzone Dubini Locatelli, Orvieto. C’è del classico nella composizione della cuvée. C’è il procanico al 50%, per la longevità, la sapidità, la forza e l’energia acida; c’è grechetto per il 30% perché forbisce il procanico di eleganza e corpo; poi malvasia per il 10% perché ha nuance armoniose in aromaticità; infine il verdello che sferza il pH e lo fa vibrare in freschezza e a chiudere il drupeggio per la sua vena odorosa d’erbe aromatiche mediterranee. Fa solo acciaio e poi vetro per 18 mesi. L’Orvieto Campo del Guardiano è nato (1989) per sfatare un luogo comune ricorrente, e cioè che l’Orvieto secco non ha potenzialità di resistere agli anni. Niente di più errato, basta scegliere di farlo per durare.

Questo Campo del Guardiano 2011 è di quella tipologia: è resistente al tempo. Ha tinta oro giallo come un assolato campo di grano. Ha profumi succosi di frutta tropicale, di erbe aromatiche, di talco (un naso distratto può intuirci del pinot bianco), di susina gialla matura, di mora di gelso bianca: è un panorama olfattivo le cui immagini sembrano ricordare un flusso di profumi a mo’ di rosone dell’Orcagna. Ha gusto pittorico, bicuspide: mineralissima sapidità e burrosa morbidezza; l’acidità sta sotto, come un sommergibile, però c’è e puntella tutta la struttura. Finale di bocca sottilissimo nella scia fruttata. Che dire? Per noi equivale a parlare di grand cru d’Orvieto, d'altronde Campo del Guardiano è un vigneto: e che vigneto!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)