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venerdì 3 maggio 2019 08:30:00

Congratulazioni Alessio. Sei il Miglior Sommelier del Veneto!  Hai sempre lavorato nel mondo del vino? O ti sei dedicato anche ad altre professioni?

Per la verità il mondo del vino è stato un percorso convergente al mio. É iniziato tutto dalle cucine, dove tuttora mi trovo a mio agio nella mansione di cuoco. Osservavo e ascoltavo persone esperte che libravano in cantine perfettamente organizzate, calici splendenti e con quel fare mistico e misterioso di chi conosce i segreti di una buona bottiglia di vino e la sa servire. Quando parlavano di vino fra loro, argomentavano le caratteristiche percepite e ne prevedevano la possibile evoluzione. La domanda sorgeva spontanea, “ma come fanno?!” Quindi non appena ho avuto la possibilità mi sono affiliato al mondo AIS, pensando si di risolvere alcuni quesiti, ma con la sorpresa di molti nuovi argomenti da approfondire e una curiosità irrefrenabile di conoscere sempre qualcosa in più! Ora però spero di riuscire a unire le due mansioni, di cuoco e sommelier, nel locale che ho appena aperto con la mia compagna, dove avremo le mansioni io di oste e lei di dama, per l’appunto “la dama e l’oste”.

Parliamo un po’ della tua regione, il Veneto. Grande, articolata, differente per clima e suolo. Non deve essere stato facile prepararti a dovere. Come hai fatto?

Per quanto riguarda il Veneto sono partito dalla suddivisione in macrozone analizzando morfologia dei suoli, vitigni impiegati e la loro origine, ed ovviamente la storia di luoghi che nel corso dei secoli hanno portato a un panorama così diversificato per stili e tradizioni. Le cantine poi sono tra i quesiti principali del test e bisogna senz’altro possedere una visione generale delle più storiche, ma anche di chi, magari più giovane, si sa distinguere per produzioni di rilievo qualitativo, conoscendo quindi aneddoti aziendali, produzioni e cru. Riassumere tutte queste informazioni richiede mesi di analisi di vari testi, guide, disciplinari e pagine internet, dando particolare attenzione alle degustazioni alla cieca, il confronto tra colleghi e alle visite in cantina.

Ci sono denominazioni, etichette, produttori che apprezzi in particolar modo?

Personalmente come denominazione apprezzo molto Lessini Durello. Questo metodo classico sa elevare a qualità il vitigno autoctono e storico del comprensorio Lessini. Per quanto riguarda l'etichetta, prediligo in particolar modo l’Enantio Riserva prefilossera 1865 di Roeno, un Valdadige Terradeiforti che preserva la tradizione di una zona vitivinicola dal grande valore intrinseco per questo vigneto a piede franco. Sul produttore, Maculan; un certezza.              

E fuori dal Veneto?

Alto-Adige. Poi il “Colore” di Bibi Graetz, e Terenzuola, con la viticoltura eroica toscano-ligure di Ivan Giuliani

A oggi sono due le realtà più note e importanti della regione: quella della Valpolicella, soprattutto con il Superiore e l’Amarone, e quella del Conegliano Valdobbiadene. Su cosa punteresti per promuoverli al meglio?

Per Superiore e Amarone giocherei su prodotti che non vadano su strutture troppo imponenti e non bilanciate, per non perdere in scorrevolezza di beva, che d’altronde è uno dei fattori cardine per riportare il vino a centro tavola come elemento quotidiano e di piacere. Sul Valdobbiadene trovo giusto comunicare la differenza, che a tutti noi pare scontata, dalla DOC, perché agli occhi del consumatore medio questo concetto non è ancora chiaro

L’Amarone pare si stia orientando verso profili meno morbidi, e anche il Prosecco Brut non è più così raro da incontrare. Cosa ne pensi?

L’Amarone è per tipologia un vino con morbidezze accentuate dall’appassimento, di per sé corrette in un vino ad un buon stato evolutivo, ma che al contrario, in bottiglie giovani, li fa sembrare subito troppo rotondi e pronti, in taluni casi con freschezze ridotte da maturazioni eccessive che pongono quesiti sulla reale tenuta nel tempo. Sul Prosecco non posso che supportare questa tendenza: dosaggi zuccherini troppo elevati tendono ad omologarne le caratteristiche.

"Ci sono territori e uve da vini rosa, anche se il vino rosa in Italia non va davvero di moda. Semplicemente in Italia quando parte qualcosa di nuovo, tutti a cavalcarlo… male!"  Le parole sono di Angelo Peretti, direttore del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino. Come le commenteresti? Vino rosa o rosato? Che opinione hai della riva rosé del vigneto veneto?

Come in tutte le situazioni ci sono prodotti buoni e meno buoni. Proponendo la versione rosata (vino rosa mi dà l’idea di vino “finto”) è facile incappare in prodotti non sempre puliti per via delle macerazioni con possibili facili ossidazioni cui va incontro questa tipologia. Credo anche sia necessario, per chi produce le prime volte un rosato, un periodo di rodaggio, affinché si possano raggiungere i risultati desiderati. Infine, parlando di qualità, c’è sempre margine di miglioramento.

C’è una denominazione del Veneto che meriterebbe più attenzione?

É più d’una che meriterebbe di essere analizzata, e che per questioni di vicinanze geografiche con denominazioni affermate, passano inesorabilmente in secondo piano. Sono Valdadige e Colli Berici, dove non mancano certo produzioni di valore grazie ad aziende che amano e credono enormemente in quello che fanno. 

Non possiamo parlare di Veneto senza tirare in ballo la grappa. Il mercato sembra in crescita, e preferisce le invecchiate e le barricate, mettendo di lato le “bianche”. Cosa faresti per diffonderne il consumo?

In una delle mie recenti esperienze lavorative ho avuto il piacere di collaborare con barman molto preparati che operavano nell’ambito di cocktail e mixology. Alla luce dei fatti è un’ottima direzione per ri/valorizzare questa tradizione, rendendola allo stesso tempo moderna ed accessibile ad un pubblico più ampio.

Hai dei suggerimenti per ampliare la conoscenza e l’apprezzamento tra il pubblico del vino della tua regione?

Fra gli aspetti che più in assoluto hanno il potere di attirare l’attenzione su questi temi ce ne sono due più importanti. Il primo è quello del racconto della tradizione, dei nostri luoghi, abitudini e paesi: siamo figli delle necessità e degli insegnamenti del passato, ed è giusto sottolineare in maniera forte quale sia in realtà il legame profondo che abbiamo con la terra. Il secondo è snellire, per rendere stimolante il linguaggio con il quale comunicare il vino a chi non è del settore.

Per i più curiosi. Ti ricordi quali domande ti hanno proposto? Quali abbinamenti sono stati oggetto della prova?

Viticolture, enologia, vitigni, distillati, cru e selezioni sono solo alcuni temi che richiedono una certa preparazione. Ma tra le prove che preferisco c’è la scheda giornalistica che mira al racconto di un’etichetta celebre nel panorama regionale. Quest’anno toccava ad “Acini Nobili” di Maculan. L’abbinamento invece è stato interattivo: in fase di prova pubblica finale ci è stato proposto un piatto eseguito da Ilenia Bazzacco, un punto di incontro tra mare e campagna, un elaborato di grande complessità e persistenza, da abbinare ad un vino regionale e nazionale

Qual è il tuo prossimo obiettivo come sommelier AIS?

Il nazionale è un obiettivo che porta l’asticella di difficoltà molto in alto e non sono sicuro di essere sufficientemente preparato per distinguermi. Il fatto che si terrà qui a Verona in concomitanza al 53° Congresso Nazionale AIS, nella stessa sede dove si è svolto il regionale, è senza dubbio uno stimolo in più per intensificare lo studio e soddisfare questa passione!

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)