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giovedì 18 gennaio 2018 15:00:00

L’indagine visiva di un vino contenente bollicine è un passaggio degustativo non del tutto decisivo in fatto di proiezione qualitativa, però certi parametri di riferimento possono essere presi in considerazione, come la grana finissima delle micro-bolle, il loro numero e la loro resistenza nel produrre il cordone. Anche altri dettagli sono molto significativi: l’associazione tra bolla e bolla, la spinta verso l’alto, il fluire ordinato o disordinato; insomma qualche ottimo indizio le bollicine lo danno.

Adesso alcuni ricercatori dell’Università del Texas, ad Austin, hanno presentato i risultati di una ricerca sulla misurazione acustica delle bollicine di Champagne. Essi intendono studiare il suono che quelle micro-sfere emettono e verificare se c’è una relazione tra bollicina e diversità di suono. Il suono delle bollicine sarebbe come quello dei campanelli e la frequenza dipenderebbe in parte dalla grana. Siccome si afferma che c’è una possibile relazione tra dimensione della sfera carbonica e la qualità del vino, cercano di investigare in che modo la dimensione, e anche la distribuzione, delle bollicine, una volta misurate acusticamente possano essere di aiuto a dettagliare la qualità.

Il passo più istintivo fatto dai ricercatori è stato quello di immergere un idrofono per analizzare il tipo di suono udibile e poi un trasduttore elettrico capace di registrarlo. Il bello del contendere è la scelta sul tipo di contenitore da usare per contenere il vino e poi misurarlo acusticamente. Secondo gli studiosi la flûte sarebbe troppo reboante; il bicchiere da vino bianco, tipo chardonnay, andrebbe già  meglio, però la scienza opterebbe per un contenitore di polistirolo, forse perché, a differenza del vetro, è fonoassorbente. Siamo ancora lontani dalla possibilità di intravedere un punto di contatto scientifico tra il suono emesso dalle bollicine e il potenziale di qualità nel vino, per constatare, comunque a posteriori, che quelle bollicine non fanno qualità. L’analisi a temperatura 4-6°C, che è quella che ci vuole in questi casi, ci fa silenziosamente pensare che se ci fosse del vero supereremmo ogni limite del ponderabile, e noi lo accetteremmo; mai e poi mai, però, accetteremmo di gioire di un Trento Doc, di un Franciacorta o di uno Champagne in un bicchiere di polistirolo. Come diceva Forrest Gump: “E non ho altro da dire su questa faccenda”.

Ais Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)