Statistiche

  • Interventi (1678)
  • Commenti (0)

Archivi

mercoledì 4 maggio 2016 11:15:00

Saint-Péray è l’AOC geograficamente più meridionale della parte Nord della Valle del Rodano, non ha la luccicante dimensione mediatica dell’Hermitage o del Condrieu, però sa difendersi e distinguersi per i suoi bianchi. Il microclima è alquanto fresco, soprattutto in certe parti dei rilievi, il suolo è granitico, con limo e calcare: un suolo adattissimo alle uve bianche. È una micro realtà, solo 70 ettari disposti sulla riva destra del Rodano, che sta quotandosi con interessante margine nella versione mousseaux. Le uve a bacca bianca dominanti sono marsanne e roussanne. Qui ha sede e vigna il Domaine de la Grande Colline, in rue Marcale 7; è un Domaine non convenzionale nella conduzione e nella proprietà, perché niente c’è di francese e quel che più sorprende non è il fatto che sia un giapponese a condurla, sorprende che il suo vino strapazzi quelli nei navigati vigneron rodaniani.

Hirotake Ooka ha imparato bene il mestiere, grazie alla collaborazione con Guigal, poi la passione s’è fatta non più controllabile e decise di comprare vigna. Per raccontare tutta la sua storia, e meriterebbe, ci vorrebbe troppo, e allora vi raccontiamo il suo penultimo vino bianco: Saint-Péray AOC 2010 (vino fermo), da sola uva marsanne, con gradazione 13% vol. Hirotake sarebbe inquadrabile come un garagista con inclinazione a fare il minatore, visto il modo con cui ha creato nella roccia la sua cantina; c’è anche poca tecnica enologica (per scelta) a corredo del suo far vino.

L’amaricante delicato e leggiadro del marsanne dà il meglio di se stesso in questo Saint-Péray 2010, non solo all’olfatto di biancospino, fiore della vite, erica, avellana fresca, un po’ di mallo mandorla quasi secco e colpetto finale di finocchietto selvatico; anche al gusto rimbalza l’effetto amarezza, si tratta però di un sapore molto latte di mandorla acquietatosi nella dolcezza alcolica e forse in qualche grammo di residuo di fruttosio. Ha molta sapidità che fa risaltare tutta la purezza del vitigno, che indugia con una frequenzialità floreale e un po’ balsamica nel finale di gusto, chiudendo il proprio vissuto con un saluto secco e ammantato di polvere di conchiglia. Ha valore commerciale elevato, con rapporto a favore del consumatore e non del mercato.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)