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mercoledì 4 febbraio 2015 10:15:00

Appena 1 km da Volterra troviamo “Il Rifugio dei Sogni”, azienda vitivinicola e agrituristica, che osserva, spalle alle Saline, il borgo etrusco, d’una cittadina creata nel VII secolo a.C., il cui fascino magicamente primordiale ancora vive nelle strette vie cittadine, nelle pietre antiche, e nell’effigie del paese: l’ombra della sera, statuetta in bronzo del III secolo che riposa al Museo Guarnacci.

Il volterrano non è mai stato considerato un territorio particolarmente vocato per la viticoltura, non si trova presenza di spiccate eccellenze enologiche, e non sembra nemmeno che possa essere considerato un territorio che s’ha da fare. Eppure qui al Rifugio dei Sogni il sogno del vino è ormai una realtà, sempre in comparazione alla territorialità. Per rompere il silenzio enologico del volterrano l’azienda s’è gettata sui vitigni "internazionali”, chardonnay e cabernet sauvignon, distanziandosi da improbabili ricordi di vitis labrusca usata dagli etruschi. Ci ha incuriosito il fatto che l’azienda abbia partecipato a un concorso spagnolo (chissà perché proprio lì), raccogliendo anche degli award, e questo non può fa che bene. Uno dei vini premiati è l’Alter Ego 2012, 100% chardonnay prodotto dall’azienda Il Rifugio dei Sogni in località La Villa a Volterra, con conduzione enologica completamente barrique dipendente: quindi in perfetto pesante international style.

La degustazione non ci ha del tutto entusiasmato, lo anticipiamo d’acchito e senza ripensamenti di sorta. Ha colore paglierino non del tutto vivace, ma ancora dentro il cerchio della correttezza cromatica. Profumi “grassi”, d’una sostanza mielosamente esotica, marmellatosa, quasi sciropposa. C’è un tocco floreale un po’ appassito, mix di ginestra e di maggiociondolo, con vanigliatura assillante. Sembra di scuola californiana della prima ora. Il gusto è tutto un morbido e un ciccione, ha una morbidezza paffuta, poco imbizzarrita dall’acidità e dalla sapidità, crea un effetto avvolgente che assopisce le papille, e ovatta un finale di gusto che poco spazia lascia al nerbo minerale e salino.

È vino da piatto saporito, piccante e un po’ briosamente amarognolo, ideale per la paella alla valenciana (che ci sia una liason con la presenza al Catavinum World?).

Ci attendevamo un vino sapido, in linea le nuove realtà produttive toscane che hanno sposato i vitigni del nuovo, così non è, però si può sempre migliorare. E così sarà!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)