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giovedì 9 febbraio 2017 14:30:00

Festigny è un piccolo comune della Marne, giusto a Sud di Mareuil-le-Port, in quella riva sinistra della Valle che dire “baciata dall’esposizione” diventa una post-verità. E poi è anche vicino allo stagno della Grande Malneau, luogo d’attrazione per i turisti del verde che passano di lì, ma che possa garantire un qualcosa alla vigna è oltre ogni ragionevole non dubbio.

Eppure qui ci sono dei vignaioli che smentiscono lo smentibile, innanzitutto che il meunier da questo lato del fiume Marne sia un quasi flop: la famiglia è quella dei Mignon.

Hanno annusato il profumo dell’argilla, del limo e del calcare tipico della Vallée fin dal 1887, e hanno compreso e mentalizzato i limiti positivi e negativi del pinot meunier, nei cui vigneti  è presente per oltre il 90%.

E qui siamo alla questione dell’oggi, uno Champagne ottenuto da solo pinot meunier, coltivato con quello che loro chiamano “metodo alternativo”, e che include “nessuna certificazione biologica e biodinamica”, nonostante il loro seguire il calendario lunare, la geobiologia (studio degli elettromagnetismi e delle correnti emanate dalla terra). Segue poi la dinamizzazione, che pur non escludendo tutto il bio, non esclude, in casi estremi dei prodotti fitosanitari di sintesi, come a dire: il dolore va curato subito. Poi attuano la fitoterapia, l’omeopatia e usano fertilizzanti certificati bio: insomma un microcosmo in cui c’è il di tutto e il di più di un’intenzione naturalistica. E fin qui tutto bene. Poi c’è questo vino: Rosé de Saignée (da salasso) Christophe Mignon Brut, solo pinot meunier, 12% alcol, 8 grammi di zucchero nel dosage.

La cuvée è un mix di due annate, la 2011 e la 2010 (50% cadauna), è restato sulle sue “lies” per 24 mesi ed è stato sboccato il 27 maggio del 2014: quasi una saga della Marne.

Ne esce un vino dal luccicante colore rosa lampone che abbina la vivacità a un quid di racchiusa concentrazione cromatica. Ha profumo di guava, di chicco di melograno, di rabarbaro, di pompelmo rosa e succo d’anguria. Insolito perché il tratto olfattivo oscilla tra il gradevole amaricante e l’impertinente vegetale. Gusto appagante nella delicata eleganza, nella spumosità frizzante che accarezza un’energia fruttata di freschezza  succosamente spremutasi nel pompelmo rosa. Finale sapido, chiusura floreale. Un meunier che ha il distintivo e non le chiacchiere.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)