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mercoledì 6 aprile 2016 10:00:00

È superfluo che eccepiate sul titolo. È vero che parlare di profumo di alcol è deviante in tutti i sensi per un sommelier, poiché sia la pungenza olfattiva sia l’eccessiva disidratazione con effetto bruciante al palato sono condizioni non equilibranti in degustazione. Però noi tratteremo l’alcol in altro modo, in primis non prevedendo il passaggio in bocca.

Lo spunto per parlare di alcol, attenzione non di vino o di distillati, lo fornisce la rivista Psychopharmacology, riportando la ricerca della dottoressa Rebecca Monk, professoressa associata di psicologia alla Edge Hill University di Liverpool, e da noi letto su “sciencedaily.com”.

Dapprima non abbiamo dato importanza all’argomento, classificandolo come un’altra intonazione di far rumore in modo pseudo occulto sull’alcol in genere, giungendo a far pensare al lettore che il tema potesse essere calato nel contesto della bevanda alcolica.

Lo scopo della ricerca è invece serissimo, perché l’intento è cercare di intervenire in maniera più efficace e sensibile in quelle diverse e complicate situazioni in cui le persone consumano sostanze che interagiscono sul comportamento. Detto questo, è quindi da assolvere l’uso dell’alcol, in quando impiegato come strumento medico-scientifico, al posto di sostanze molto più pericolose anche se solo annusate.

Ecco l’esperimento. A un gruppo di volontari è stato richiesto di indossare delle maschere che coprivano bocca e naso, inzuppate con una soluzione agrumata miscelata con alcol e no: in pratica dovevano respirare dell’alcol. Tutti sono stati posti davanti a uno schermo ed è stato loro richiesto di premere un pulsante ogni volta che fosse apparsa la lettera K o la figura di una bottiglia di birra.

I ricercatori si limitavano a prendere nota quando qualcuno premeva non correttamente il pulsante procurando un falso allarme.

Ebbene, udite udite, i falsi allarmi di gran lunga più numerosi sono stati prodotti da coloro che avevano la mascherina trattata con l’alcol. E cosa ci incastra direte voi? Beh, ce lo siamo chiesto anche noi, e la risposta è stata: odorare l’alcol può rendere più difficile il controllo del comportamento. L’interesse della ricerca è molto più sottile della risposta a cui anche noi siamo giunti, e cerca di esplorare se altri effetti scatenanti, al pari del profumo, possono interferire negli impulsi, nel self-control, e quindi nel comportamento della persona. I ricercatori sembra non abbiano voluto esporre tutta la sostanza della ricerca, che si intuisce sia rivolta all’analisi degli abusi di certe particolari sostanze, e non prioritariamente di alcol annusato… forse?

Perché se così fosse, dovremmo eventualmente pensare di areare/ossigenare i nostri polmoni, in apposito ambiente con aria analcolica, ogni volta che stiamo, senza bere, per ore, dentro una sala con i banchi da degustazione; questo per evitare l’impulso di dare un colpetto di clacson a chi si è addormentato con il semaforo verde, ad alzare il medio a chi buca l’ingresso di una rotonda non dando la precedenza e a scuotere nervosamente la testa perché ci hanno servito un Trento DOC alla temperatura sbagliata. In che modo commentare questo esperimento? Mah! Intanto ci pensiamo, magari roteando un calice di…

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)