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lunedì 19 gennaio 2015 16:30:00

Piccolo è bello! C’è stato qualche decennio fa un tentativo di movimentare questo filone di produttori vinicoli, il trend oscillò tra critical wines e garage wines, poi il filone s’è via via affievolito, però la sostanza del buono che lì dentro si trovò racchiuso non s’è dispersa e questo Pinot Nero potrebbe esserne l’emblema. Qui c’è davvero il tutto del piccolo: due soli ettari, tutti a pinot. La conduzione del vigneto è biologica dal 2001, la raccolta è manuale, la fermentazione si attiva e si completa in tini (di rovere) aperti senza controllo della temperatura. Segue un affinamento di circa diciotto mesi in botti da 228 litri. Alla fine in etichetta si presenta con l’indicazione Vigneti delle Dolomiti Pinot Nero. L’annata che vi racconteremo è il 2009, il vignaiolo è l’Azienda Dalzocchio.

C’è dello scuro in questa tinta, se lo si pensa a ragione che è un pinot nero, poi ragionandoci ce ne facciamo una ragione, anche perché non sta scritto da nessuna parte che debba essere forzatamente in altro modo: ben venga il libero arbitrio del colore. Semmai non riluce come dovrebbe, tende più ad assorbire la luce che a fluttuarne le vivacità. Benissimo l’intensità olfattiva, molto morositas, in senso natural. C’è mora di gelso, sciroppo di mirtillo, come fosse crème de cassis. C’è un fondo di giaggiolo che si confonde con i profumi di una macchia di conifere, tanto che il balsamico, il chicco di caffè e la dolce resina seccatasi nella pigna d’agosto danno un tono New Zealand al vino.

Il sorso si fa polposo, pieno di sostanza e di succosità morbida, i tannini scivolano via, avvolti da un volume liquido in armonia con alcool e sapidità, tanto che nel finale il gusto si fa allegramente ciccione, nel senso più buono del termine, quindi paffuto e sorridente. Quando lo si mastica non si fa sottile come certi spigolosi noir nordici, non si fa disidratante come alcuni accalorati centrici; si fa semplicemente frutto di se stesso e fruttifica in eleganza e persistenza aromatica intensa. Davvero una bella sorpresa, che abbiamo lasciato accompagnasse un saporito e succulento cacciucco alla viareggina, con pane giustamente tostato ed elegantemente strisciato d’aglio immacolato. Ce lo siamo anche immaginato con una bouillabaisse, con un brodetto alla vastese e con una zuppa di pesce alla siciliana. Sotto questo aspetto – quello dell’abbinamento con il pesce in salsa rossa e/o scura – lo possiamo considerare un vino che travalica i paralleli della nostra nazione, arrivando anche a giocarsela con la cucina algerina, egiziana e marocchina, e azzardando – però vincendo – con la cucina berbera. C’è da complimentarsi con i Dalzocchio, e a questo 2009 non resta altro che assegnarli un meritato 90/100, o giù di lì.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)