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venerdì 2 maggio 2014 17:00:00

Wine Business Solutions ha prodotto uno studio sulle probabili tendenze del futuro consumatore di vino che merita un po’ di riflessione.

Intanto si deve specificare che probabilmente ci sarà una differenza di tendenze nel consumo, da una parte quelle che andranno a integrarsi nei consumatori abituali, e dall’altra quelle per i consumatori novelli.

In entrambi i casi però lo studio porta a indentificare un consumatore invaso da una certa idea di sofisticatezza di beva, la quale avrà un peso e un’incidenza diversa nella scelta, scindendosi in significatività tra il provetto e il neo consumatore.

Secondo lo studio l’acquisizione di sofisticatezza creerebbe una posizione vantaggiosa a quelle nazioni del vino che hanno collocato i loro brand in quel segmento di esperienza di beva che viene considerata una specie di fonte di eccitante esperienza.

Tradotto in parole più eno-commerciali, significherebbe che quelle regioni del vino ben blasonate per storia passata e recente, per appeal mediatico e finanziario, per classe di posizionamento e per emulazione, trarranno i migliori vantaggi da questo micro sconvolgimento consumistico.

La nazione con le dotazioni migliori è individuata nella Francia, mentre Cile, Sud Africa e Australia non sembrano rientrare nel discorso.

In un’incerta posizione di crocevia sono posizionate l’Argentina e la Nuova Zelanda, mentre vicine alla meta si sono collocate la Spagna e l’Italia.

A detta dello  studio, l’Italia è posizionata un po’ più avanti, ma anche sottoposta dal mercato e dal marketing a una continua pressione per innovarsi e rinnovarsi.

Da dove parte lo studio? Dall’osservazione del vino in GDO! Cioè quelle nazioni, le cui grandi aziende del vino stanno spingendo con forza di posizionare i prodotti in grande distribuzione (supermarket), rischiano di diventare le prime ad essere escluse dalle carte dei vini e una volta uscite troveranno molta difficoltà a rientrarvi.

Ciò sarebbe la conseguenza della prevista futura sofisticatezza del prossimo consumatore. Ma il discorso si sposta anche sull’effetto varietal e regional, con la pronosticazione che l’indistinto e non regionalizzato varietal rischia moltissimo di scivolare nella zona d’assenza nelle scelte dei sommelier per la carta dei vini, mentre si salverebbe l’abbinamento con il territorio.

E ancor di più si prospetta una focalizzazione sul sofisticato consumo di territori dal forte appeal, sia storico sia con qualitativa reputazione.

L’Italia in questo momento è in fase di forte recupero, le ultime sfortunate vendemmie nel Bordeaux possono lasciare scoperti alcuni varchi qualitativi nel mondo del vino e le avvisaglie di incremento di appeal nel mercato si sono già manifestate, chiaramente nella versione rosso nobile, di razza, espressivamente elegante e con un forte richiamo al brand, alla fama del produttore o al lignaggio storico del territorio.

Cos’è richiesto all’Italia?

1° Fare territorio

2° Recuperare la razza del vino affidandosi al proprio pedigree

3° Credere nelle inespresse potenzialità dei suoi vitigni

4° Lavorare in team

5° Confidare nel sistema vino di qualità

Noi crediamo che non sia stato chiesto tanto, però crediamo che sia tutto!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)