Statistiche

  • Interventi (1678)
  • Commenti (0)

Archivi

venerdì 19 febbraio 2016 09:30:00

Non si tratta della straordinaria velocità della Pagani Huayra 2016, ma del più compassato “gallo nero” che è simbolo di quel territorio delimitato il 24 settembre 1716 (insieme ad altri) dal Granduca Cosimo III de’ Medici. Trecento anni sulla cresta di un’onda che ha fluttuato nelle sfere dell’eccellenza enologica, espressione di un’operatività che è riuscita a miscelare artigianalità e industria, posizionandosi nella memoria collettiva dei consumatori con un appeal che trova paragoni solo in pochi altri terroir d’elezione.

A Firenze, lo scorso 15 febbraio, c’è stata la consueta anteprima, con annesse e connesse situazioni di ufficialità consortili che hanno dibattuto aspetti economico strategici, ma c’era anche la vendemmia 2014 presentata da 50 produttori.

Il 2014 non è stato un bell’anno per la viticoltura chiantigiana, si sono succedute piogge e scomposte escursione termiche, spesso c’è stato vento e le temperature hanno trovato difficoltà a posizionarsi sopra la media. Gira che ti rigira il girotondo climatico non lo si può considerare da dieci, nonostante un certo recupero settembrino.

Quindi la 2014 è un’annata dai crismi poco chiantigiani? Questa domanda svolazzava alla Stazione Leopolda (location dell’anteprima) e la risposta più frequente è stata un po’ troppo politicamente corretta: chi ha lavorato bene… etc. etc.

Da parte nostra crediamo che non ci sia produttore che non sia a conoscenza del lavoro che sta svolgendo per il proprio vino e che la volontà di lavorare male non risieda nelle corde di alcuno; molto dipende dalla materia che si ha, al pari dello chef che cuoce al vapore un branzino selvaggio e uno di allevamento, alla fine la differenza esce nonostante ci siano state le medesime precauzioni di esecuzione.

Bene il 2014 è per noi, in base alla degustazione random, un’annata d’una capricciosità non banale, che mostra un sangiovese dalla matrice sofisticata dalle risultanze di un andamento climatico disomogeneo, e per sofisticato si intende anche una innovativa raffinatezza.

Questo il nostro resoconto del Chianti Classico 2014

Félsina Berardegna, 100% sangiovese. Ha nel balsamico, nella menta, in liquirizia e carboncella la meglio gioventù del suo profumo, lascia al gusto una traccia tannica austera e una sapidità ricamata di spezie.  89/100

Monteraponi Baron’Ugo. 90% sangiovese, 7% canaiolo, 3% colorino. Lucido nel rubino, svolazzante al profumo tra spezie e violetta, con una ciliegia che s’affaccia a una maturità inconclusa. Tannino a dimensione fluida e chiusura sapida, recuperata nell’equilibrio dal colpo di reni dell’alcol. 86/100

Isole e Olena. 80% sangiovese, 15% canaiolo, 5% syrah. Un altro rosso luccicante, un profumo classicheggiante, ma fine, di fragola e dolce spezia, come se l’annata non fosse riuscita a dare di più. Ha tannino energico senza superare il ruvido, sottile la consistenza liquida e succoso il frutto che si allunga nel finale. 88/100

Podere La Cappella. Colore e profumo tutto classico, marasca a maturazione, arancia rossa, un po’ di foglia di ribes rosso. Sottilissima la freschezza fruttata della sua consistenza liquida, tannino senza spigolature, finale di spremuta di frutti rossi di bosco: c’è saporosità.  88/100

Oliviera. 80% sangiovese, 10% colorino, 10% canaiolo. Effetto frutto del sangiovese un po’ mascherato da una certa polverosità. Bene in alcol, però il tannino scivola via senza strattonamenti, per cui il sapore rinfrescane non basta per modellare la struttura.  78/100

Castello di Fonterutoli. 90% sangiovese, 5% malvasia nera, 3% colorino, 2% merlot. Tinta tra rubino e vermiglio. La trama olfattiva del sangiovese si impreziosisce di balsamico, di mandorla tostata e di un’idea ferrosa. Ha un sour tannico che graffia un è po’ con il tono marasca. 87/100

San Giusto a Rentennano. 95% sangiovese, 5% canaiolo. Oscillazione olfattiva tra la secchezza del bosco estivo e la nota di corniola, sotto sotto la trama sangiovese s’acquieta con relativa remissività. Ha però grinta nel tannino, ne soffre la sapidità (in questo momento), mentre l’alcol da solo non riesce a dare calore (morbidezza) alla secchezza. 87/100

Pomona. 100% sangiovese. Rubino d’una certa intensità. Ottimo lo spunto di giaggiolo e di balsamico, elegante il tocco di bacca di ginepro con sottofondo ciliegia e conifera. Tannino con muscolo naturale, carnoso nella polpa, elegante sapidità nel finale. 91/100

Carpineto. 80% sangiovese, 20% canaiolo. La sorpresa sta nella diluizione fruttata che lascia la scena allo speziato e al ritorno di tostatura dolce di legno, poi s’aggiunge chicco di caffè verde e tè. Ha sostanza in equilibrio nei primi passi gustativi, si apprezza il suo frutto, poi chiude con un tono legnoso di nocciolo di ciliegia.  84/100

Castello di Ama. 96% sangiovese, 4% merlot.  Vivissimo il rubino. Mix olfattivo di terra rossa, mora di rovo, rosa rossa, viola di bosco, tratteggio speziato e pizzico tostato. Il tannico succhia nel fruttato, strattona il palato con una dimensione sapida che s’allunga a insaporire i contorni del finale di bocca. 91/100

Renzo Marinai. 90% sangiovese, 10% cabernet sauvignon. C’è colore d’un rubino intenso, c’è anche l’effluvio succoso d’un arancio rosso, un tocco di earl grey, a condire tutto il frutto del sangiovese. La struttura gustativa è polposa, ha tannino dallo spessore consistente con effetto velour, dà il suo meglio nel dolce finale di ciliegia. 90/100

Poggio Scalette. 100% sangiovese. Denso il suo rubino. Lampone spumato nel pâté, con burro coperto di confettura di ciliegia rossa e finale di peonia. È un profumo dal flusso ovattato, rassicurante. Finissimo il grip tannico, lunga la scia minerale. 90/100

Casuccio Tarletti. 100% sangiovese. Ha unghia granato (?!), moltissima spezia ed erbe officinali, prugna disidratata, incenso… scia d’evoluzione. La secchezza legnosa del tannino, seppur non disequilibrante inibisce parte della persistenza gusto olfattiva. 79/100

Castello di Volpaia. 90% sangiovese, 10% merlot. Nettissima la cromaticità rosso sangiovese. Fusion olfattivo di spezie e frutto rosso (melograno), scorza d’arancio e menta. Tannino con spigolature semi levigate, integro in sapidità, finale arricchito di aroma di foglia di alloro. 89/100

Castello di Selvole. 90% sangiovese, 10% merlot. Ha lo punto fruttato della sua classicità, c’è fragranza d’arancio rosso, pepe nero, un po’ di china e tabacco verde. Va un po’ in sofferenza nello spessore tannico, ha comunque equilibrio e si riabilita in finezza per il suo lungo finale fruttato. 83/100

Fattoria di Vegi. 93% sangiovese, 4% ciliegiolo, 2% colorino, 1% canaiolo. Stratificazione rubino molto trasparente. Spunto odoroso timido, siglato da sour cherry e fragola di bosco, foglia di cassis e legno affumicato. La masticabilità del liquido è ondulata su un effetto tattile di magrezza, seppur leggiadra, però la chiusura pecca un po’ di personalità. 81/100

Castello di Monsanto. 90% sangiovese, 5% colorino, 5% canaiolo. Mediamente denso nel rosso rubino. Pigna, liquirizia, favo del cacao, idea di fieno e paglia, fumé carboneggiante per un bouquet che s’assorbe in finezza. Ben succoso nella sapidità fruttata, tannino speziato e prosperoso, chiusura vellutata. 91/100

Castellare di Castellina. 95% sangiovese, 5% canaiolo. Profumo di un campo di giaggioli chiantigiani, purissimo nella marasca, c’è una fragranza d’altri tempi enologici, ricorda il vermiglio di Toscana. Il tannino si allarga e si richiude al palato offrendo alle papille tutto il suo flavor fruttato, ha dimensionalità liquida accattivante. 90-91/100

Brancaia. 98% sangiovese, 2% canaiolo. Rubino luminoso. Paniere olfattivo dall’intenso fruttato, sfumata sensazione di erbette di pineta e argilla grigia. Tannino simil terroso, fluidamente succoso, con sostanza speziata e sapida in un finale di composita lunghezza. 90/100

Barone Ricasoli – Brolio. 80% sangiovese, 15% cabernet sauvignon, 5% merlot. Rubino buccia di ciliegia. Effetto cenere al primo impatto, poi tappeto d’erbe alpine seccatesi al sole e mora di gelso per corredare un’elegante ampiezza senza esclusione fruttata. Il tannino pizzica come cracked pepper, tiene in gradevole ansia le papille e lascia che la sapidità insaporisca tutta la sostanza della struttura. 90/100

Badia a Coltibuono. 90% sangiovese, 4% canaiolo, 3% ciliegiolo, 3% colorino. Attira l’iride la vivacità del rubino. È finemente speziato, però sfuggente nel fiore e nel frutto, c’è tocco di tabacco e aghi di pino. C’è un’immediatezza tannica dal sapore amarascato e rinfrescante, una personalità in versione sangiovese di montagna. 88/100

Conclusioni. La vendemmia 2014 presenta certi naturali limiti di cui si è tenuto conto in questa prima parzialissima analisi; c’erano anche campioni ancora in botte, però si nota una maggiore salvaguardia per la sangiovesità chiantigiana, un altro straordinario passo verso quella dibattuta vinificazione da parto enologico naturale anziché cesareo.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)