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martedì 18 agosto 2015 09:45:00

Da diversi anni alla voce enografica Sardegna il primo vino che viene alla mente è Vermentino, tanto che quasi lo si trova in tutte le salse e forse anche in alcuni condimenti: niente da eccepire, trattasi di vino di tutto rispetto, con preziose versioni qualitative. Però la Sardenga è altro, e che altro, verrebbe da dire, quando ci imbattiamo questo vino rosso fatto da uva bovale. E qui casca davvero l’asino! Cercando di recuperare un senso di “bovalità”, ci incrociamo con una numerosa gamma di bovale, con due capofila: bovale grande e bovale. Il vino che ci avviamo a trattare è stato prodotto con bovale, quello che ha il pH decisamente vigoroso in acidità, per cui la forza della sua freschezza torna utile per bilanciare il calore dell’alcol. Il bovale con cui ci stiamo confrontando è quello dell’Azienda Su’entu di Sanluri, IGT Marmilla dell’anno 2013, gradi alcol 15,5. L’azienda è appena nata come presenza di vino sul mercato, è del 2011, ma il vento cha lascia spirare sta già agitando più di un mare, a partire dal simpatico packaging.

Questo bovale 2013 è stato raccolto tardivamente, intorno a metà ottobre, con resa di 23 hl/ha, giunto in cantina ha fatto la sua fermentazione/macerazione per circa 20 giorni; ne è seguita la maturazione in legno (barrique) di 2° vino per 6 mesi, poi l’ha proseguita in tonneau nuove per altri 6. All’occhio s’impone per una densa concentrazione cromatica che non assorbe luce, ma lascia riflettere una tinta dal cuore rubino contornata da uno scuro violaceo.  Il profumo lancia ammiccamenti a certe aromaticità australiane: spezia dolce, un po’ di eucalipto, leggero sandal wood e dark chocolate. La côte fruttata è un’esplosione di bacche nere: mirto, mora, bacca di sambuco. Ciò che sorprende di più è comunque la sua dimensione gustativa; niente alcol a inaridire, ma tanta succosità fruttata, pepata e salata, rifinita con un tono di rabarbaro e di jelly belly al gusto di ciliegia un po’ acidula. Ha consistenza avvolgente per velatura morbida e lungo finale empireumatico. Ottimo.

Questo è il secondo anno di produzione, di certo staranno già studiando di rendere un po’ più vibrante il bilanciamento della sua fusione gusto olfattiva, in modo da far uscire un po’ di tensione tannica che favorirebbe una variabile aromatica nella lunghezza di bocca. Siamo sulla novantina, ma con un colpetto di vento (Su’entu, appunto) ben assestato allo spinnaker, non è difficile lasciarselo alle spalle. Che dire? Alla via così!

AIS Staff Writer

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)