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lunedì 23 novembre 2015 11:00:00

Fu nel 1951 che l’Unione viticola del Beuajolais chiese la possibilità di vendere i suoi vini “en primeur”, l’esito favorevole avvenne il 13 novembre 1951, nacque in questo modo il “débloclage” del terzo giovedì di novembre.

I bistrot in Francia segnalavano (e segnalano ancora) il suo arrivo con il cartello “le Beaujolais nouveau est arrivé”. Il successo di questo vino libertario fu immediato, divenne il titolo di un libro (René Fallet l’autore) e di un film con la regia di Jean-Luc Voulfow.

Ogni anno ci avventuriamo nella sua degustazione e quest’anno l’abbiamo fatta con un pensiero agli eventi funesti avvenuti a Parigi.

Ci piace parlare di Beaujolais perché è vino della convivialità, è il vino che scopre le carte dell’annata viticola appena conclusa, è il vino dei sorrisi e della condivisione degustativa, ha anche qualche fremito anarcoide. È un vino semplice, sempre colorato di un rosso porpora quasi peonia, quasi viola, quasi bluette. La sua limpidezza brilla di gioventù.  Inutile cercarci le profondità dei profumi, c’è tutta la semplicità, gioiosa e fragrante, dei piccoli frutti (sia a bacca rossa che nera) raccolti e schiacciati nel paniere, essi si miscelano negli effluvi di violetta e glicine, creano una fragranza non autunnale. Il suo gusto tende ad allontanarci dall’imminente inverno, ha freschezza estiva e succosità primaverile, non stride in tannino e lascia un ricordo di frullato di frutta. Liberté, Égalité, Fraternité è il motto che più si adatta a un Beaujolais ferito dalle tragicità terroristiche; è il nuovo nato di quest’anno e che quest’anno commemora un cordoglio doloroso come il dramma del Bataclan e degli altri luoghi parigini.

Degustiamo questo vino per saldare la nostra amicizia con la Francia, per dare sostegno alla loro indiscussa indole di libera laicità (anche enologica). Lo facciamo con il Beaujolais di Jadot, un vino lontano dai toni aulici dell’enologia blasonata, un vino che sboccia ogni anno il terzo giovedì di novembre in tante parti del mondo, da Tokyo e New York, da Lione e Londra, a testimoniare che non ci sarà qualcuno che impedirà di porre delle barriere e delle frontiere tra il nostro noi e gli altri noi, il nostro vino e i vini degli altri. Vive le Beaujolais, vive la France! À votre santé!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)