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mercoledì 15 ottobre 2014 16:00:00

Questa volta l’etichetta del vino è davvero minimalista, anzi scarna oltre l’essenziale, come se il produttore avesse voluto dare risalto allo spazio vuoto che circonda il nome del prodotto: Les Nourrissons. Già l’accostamento del nome nourrisson al vino ha generato qualche meditata riflessione, perché nourrisson è un neonato che ancora non si è separato dal nutrirsi con il latte materno. L’etimologia della parola ci riconduce addirittura a “bisogno d’essere nutrito, allattato”. Les Nourrissons è un vino naturale (e nel naturale c’è tutta la pura naturalità del fare vino) ottenuto da sola uva pineau de la Loire (chenin) ad Aubigné sur Layon, la vendemmia è del 2011 e a volerla trovare in etichetta si fa quasi fatica, è appena accennata in alto a destra, nell’angolo. Il sistema di produzione è semplice (infatti fare vino è semplice, è farlo interessante che diventa scorticante) perché c’è pressatura diretta dei grappoli e via in barrique non nuove per tutto il resto, incluso 15 mesi a contatto con le fecce fini.

Sveliamo subito l’arcano: il vino è straordinario, pieno d’una unicità olfattiva e gusto olfattiva, una perla didattica per chi non conosce o non ha messo a fuoco il significato di salinità e di succosità fruttata. Nel Les Nourrissons c’è la pienezza di quel volume  alcolico/liquido che con la masticazione crea una sapida texture: un’opulenza cicciona nel fruttato esotico.

Il segreto del vino è il non aver segreti, il vino si fa da solo in questo suolo scistoso (dove lo chenin s’allatta magnificamente) e le vigne centenarie (le più vecchie della Loira per qualcuno) diventano mammelle da cui sorbire l’essenzialità enologica.

All’assaggio restiamo sorpresi dalla distanza olfattiva e gusto-olfattiva che c’è tra questo chenin e gli altri, e mal riusciamo a conciliarla con la sola naturalità, o l’uso della doppia barrique, o ancora la resa di 12 hl/ha, oppure quel residuo zuccherino di circa 4,5 grammi/litro che sembra creare una sensazione tattile di granulosità. Secondo gli appassionati del caso in eno-oggetto, e sono pochi perché le bottiglie prodotte sono appena 1500, la questione risolutiva sta nel fatto che oltre l’uva chenin ci sarebbe un 20% di verdelho/verdello, chiamato in loco verdelot: però l’azienda non lo dichiara.  Quest’ultimo darebbe quel tocco inconsueto di lime, di vincibosco o caprifoglio e magnolia al corredo odoroso del pineau de la Loire. Vino biberon verrebbe da chiamarlo e se qualcuno si ricorda di ciò, dovrebbe legare il tutto con il verbo ciucciare: infatti Les Nourrissons è un vino da ciucciare.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)