Statistiche

  • Interventi (1678)
  • Commenti (0)

Archivi

lunedì 18 aprile 2016 14:30:00

Emozione. Questo il termine più gettonato, nelle sue varie declinazioni, durante la riuscita degustazione guidata proposta dall’AIS nel corso della 50ª edizione del Vinitaly appena conclusa.

Un incontro davvero speciale, giocato sul filo delle emozioni, si diceva, grazie alla presenza di grandi donne e uomini che hanno fatto (e continuano a fare) la storia del vino in Italia. Presenti sul palco o evocate dai più stretti collaboratori, eminenti figure che, negli ultimi cinquant’anni, hanno intrecciato il loro percorso con il Vinitaly, la più importante manifestazione sul vino esistente in Italia, quasi coetanea della nostra Associazione.

Grandi eccellenze che hanno trovato, in un serrato timing abilmente orchestrato dal Presidente dell’AIS Antonello Maietta, degno contraltare nel racconto proposto da cinque punte di diamante della nostra Associazione, veri e propri cantori della degustazione, capaci di guidare il folto ed attento pubblico nel percorso emozionale (ancora!) suggerito dai fuoriclasse presenti nei bicchieri.

Dopo i saluti del padrone di casa Gianni Bruno, Ivano Antonini ha avuto il compito di inaugurare le degustazioni con il Barolo Percristina 2007 di Domenico Clerico. Come ha ricordato l’enologo dell’azienda Oscar Arrivabene, questo vino proviene da una vigna storica, risalente al 1955, inserita nel celebre cru Mosconi, a Monforte d’Alba. Una provenienza che richiama subito il “grande frutto”, spingendo Ivano Antonini a tracciare un suggestivo parallelo con Chambolle-Musigny in Borgogna. Un naso ricco, che presenta in successione note balsamiche di eucalipto, mentuccia e salvia, incorniciate da un’impronta minerale. Un vino molto complesso, profumato, nitido, fresco e balsamico, una grande struttura ravvivata dall’acidità che chiude poi minerale e su note tanniche fini e setose.

Il percorso a ritroso nel tempo ci ha portato poi al 1997, in Abruzzo, terra di Emidio Pepe, elegante 84enne presente sul palco insieme alla figlia Sofia. Un’azienda a conduzione familiare, nel senso più nobile del termine. Tre generazioni che lavorano insieme portando avanti un sogno nato nel 1964, nell’interpretare in modo personalissimo il mestiere di fare il vino, lontano dalle mode e dagli stili codificati. A Cristiano Cini il compito di raccontare il frutto di questa idea controcorrente, rivoluzionaria. Un vino dall’impatto equilibrato, pulito, con una viva espressione fruttata correlata a sentori più evoluti. Un naso “work in progress”, davvero. E un assaggio che è una reale esaltazione del montepulciano, con acidità e sapidità protagoniste e una chiusura profonda all’insegna di un tannino vivo, nobile.

La “fermata” del 1987 ci ha condotto in Toscana, nel cuore del Chianti Classico, a Panzano, dimora dell’azienda Fontodi di proprietà della famiglia Manetti. Come ha ricordato Giovanni Manetti, la sua famiglia si trasferì da Firenze a Panzano nel 1979, per seguire da vicino l’azienda sorta undici anni prima, e nel 1981 nacque il Flaccianello, un vero paradigma dei Supertuscans. Nonostante il diffuso luogo comune che vede tale definizione associata esclusivamente ai vitigni bordolesi, i Supertuscans sono anche (se non sopratutto) il risultato della sfida di vinificare il Sangiovese in purezza; come il Flaccianello, appunto. Andrea Galanti si è idealmente calato nell’anfiteatro naturale che ospita le vigne per descrivere un vino che già dal colore racconta l’evoluzione di questo sangiovese che propone all’olfatto una sequenza fatta di terra bagnata, sentori ematici e carnosi, ciliegia sotto spirito, pot-pourri di fiori secchi e ruggine. Una bocca elegante dal tannino delicato e armonioso che accompagna la lunga persistenza. Un attore protagonista in un palcoscenico grandioso, come ha felicemente chiosato Galanti.

Nei pochi chilometri che dividono la Toscana dall’Umbria trascorrono idealmente altri dieci anni che ci portano al Rubesco Vigna Monticchio 1977 di Lungarotti. Un vero pioniere, Giorgio Lungarotti, la cui memoria ritorna nelle appassionate parole della figlia Chiara. Un grande uomo di vigna che ha letteralmente collocato l’Umbria sulla mappa dei vini mondiali e ha lasciato in eredità, tra le altre cose, un’eccellenza come questo Vigna Monticchio, un classico dell’enologia italiana affidato, nell’occasione, alla narrazione di Maurizio Filippi. Difficile ed emozionante descrivere un vino che parla da sé. Un naso che, filologicamente, racconta il sangiovese con i suoi tipici sentori fruttati e floreali incorniciati da note ematiche e ferrose. Un vino mutevole, difficile da inquadrare, che presenta una bocca elegante, “di raso scuro”, quasi. Un tannino d’altri tempi, vivo, attivo, che va a comporre la fisionomia di un sorso dinamico e vitale. Una degustazione emozionante che ha ispirato a Filippi l’ardito (ma solo in apparenza) abbinamento con un bel libro.

Il cerchio si è chiuso poi con il 1967, anno di partenza dell’avventura-Vinitaly e millesimo dell’ultimo vino in degustazione, l’Amarone Bertani. Un’azienda familiare la cui filosofia, come ha ricordato l’enologo Andrea Lonardi, ha da sempre avuto come filo conduttore la fedeltà al territorio, senza paura di andare contro corrente e senza la ricerca di facili consensi. Ottavio Venditto ha avuto l’opportunità di vivere un momento magico, raccontando brillantemente la poesia di questo splendido cinquantenne. Un colore vivace che vira su sfumature ematiche e introduce un olfatto seducente che rispecchia il territorio della Valpolicella e dispiega un lunghissimo elenco di descrittori, facendo presagire potenza ma anche grazia. Al gusto entra in punta di piedi, con una trama tannica vellutata e un’impressionante acidità che alleggerisce il sorso. Chiusura minerale per un vino romantico e indimenticabile.

È così giunto al termine lo splendido incontro nel quale, grazie all’impeccabile apporto del gruppo di servizio, gli oltre duecento partecipanti hanno potuto rivivere i cinquant’anni del Vinitaly attraverso questi cinque capolavori dell’enologia italiana.

Giorgio Demuru – AIS Sardegna

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)