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martedì 20 gennaio 2015 16:00:00

Nel maggio scorso Drink Business pubblicava un report del The Times, inerente il consumo di alcol nei vari bar delle Houses of Parliament. Per la cronaca tra il 2012 e il 2013 sono state consumate 10.989  pinte di Guinness, 10.248 bottiglie di Becks, 463 litri di Gordon’s Gin, 13,3 litri di Jack Daniels, 52 litri di Famous Grouse. Riguardo al vino, il più gettonato è stato the House of Commons Sauvignon Blanc con 50.000 bottiglie, seguito dal Merlot con 26.000, mentre lo Champagne s’è fermato a 8.502 bottiglie.

È di qualche tempo fa una singolare polemica tra i rappresentanti della House of Commons e quelli della House of Lords, appunto sullo Champagne.

Le due istituzioni hanno dei budget separati per il servizio catering, e i Lords negli ultimi cinque anni hanno avuto a disposizione 17.000 bottiglie di Champagne a un prezzo oscillante tra 27 e 34 sterline: le bottiglie sono meno perché i Lords sono in numero minore. È quindi accaduto che tentarono di pianificare un progetto di revisione di spesa per diminuire l’impatto economico per l’uso di cibo e vino, ma il medesimo fu rigettato perché non c’era alcun rappresentante intenzionato a bere degli Champagne posizionati nella scala bassa del gradimento qualitativo: insomma, no lower brand.

La diatriba sembra scorrere sul filo dei rapporti (enogastronomici) tra le due Houses, Commons e Lords, perché il prezzo di vendita dello Champagne nei bar dei Lords è inferiore rispetto ai Commons, e ciò non genererebbe gli auspicati margini.

Il dibattito è destinato ad avere ancora un po’ di strascico, però si svolge tutto senza sotterfugi, è alla luce del sole. Peccato – ha detto qualcuno – che il tutto si concretizzi ancora, e solamente, intorno al pianeta Champagne, e tutto quel parlare di English Sparkling, che danno sonore batoste a tutti gli altri, non riesca a ritagliarsi alcuna flûte sulle rive del Tamigi. Il naturale aplomb dei “peers” non è stato minimamente scalfito dalle indiscrezioni uscite sulla stampa londinese. Infatti quando è stato chiesto loro, anche manifestando un tono tendente allo sdegno, se era vero tutto questo, la risposta è stata serafica e distaccata: yes, it is true! (sì, è vero). Allora è vero! Lo Champagne è anche politically correct.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)