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giovedì 2 gennaio 2014 09:15:00

Il vino arriva dalla Val d’Orcia, in quella parte del contado senese in cui la presenza delle vigne era tenuta quasi nascosta, i vini sgattaiolavano via quasi sotto banco, per anni quasi intimoriti dalla rocca di Montalcino che si staglia in lontananza a protezione della blasonata storia del Brunello. Poi nel 2000 fu istituita la Doc Orcia che consacrò nel disciplinare il Sangiovese e il Trebbiano Toscano, nel puro rispetto della tradizione del luogo.

Podere Forte nacque due anni prima con una precisa strategia agronomica, quella basata sulla naturalità più rigida, tanto per dare un’idea quella di Rudolf Steiner; quel viaggio si è concluso nel 2011.

Nel frattempo sono stati prodotti anche i vini. Le icone aziendali sono due: Guardavigna e Petrucci.

Il vino che ci è capitato tra il naso e il palato è il Guardavigna 2009, un mix di Cabernet Franc 50%, Merlot 46% e Petit Verdot per il 4%. Lo stampo enologico è una fusione tra Francia e nuovo mondo: vinificazione in legno, poi barrique per 18 mesi, infine in bottiglia per 15.

Prima di degustarlo ci siamo informati sull’accoglienza che il prodotto ha avuto da parte della critica. Premi tanti, addirittura Wine Advocate tra il 2001 e il 2009 ha assegnato tutti punteggi oltre i 90/100, con il solo 2003 a 89; ci sono quindi tutte le premesse per un top tasting.

Rovesciamo l’iter delle considerazioni degustative e passiamo subito alle considerazioni finali: il vino disattende le premesse che ci eravamo immaginati.

Il colore non è del tutto brillante, è compatto, però ci attendevamo qualche bagliore rubino dal merlot, per cui è decisamente e profondamente granato(ne).

Il profumo ha un ventaglio aromatico avvolgente, con disegni odorosi marcati da un fruttato un po’ troppo cotto, da erbe un po’ oltre il secco, da uno speziato dolce e da una nebulizzante sensazione di polvere di cacao amaro: risolutamente calato nel new style.

Al gusto è voluminosamente morbido, anzi morbidone. I tannini del frutto si sono infranti nella potenza dell’alcool, sono stati massaggiati dalla barrique,  l’effetto masticazione estrae una carnosità pseudo dolce e la sapidità non riesce, da sola, a sostenere l’arredo delle durezze.

Nel complesso il gusto è molto accattivante, però la sua spinta morbida lo ha catapultato oltre la sostenibile ripetitività di beva: con 12 cl si è già deliziosamente satolli.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)