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mercoledì 5 agosto 2015 10:45:00

C’è scritto in tutti i manuali di enografia, comparata e non, che il Médoc è l’essenza di se stesso per via del sottosuolo, della Gironda, del felice connubio del taglio Bordolese e di tanti altri fattori reali e non. A Saint-Julien-Médoc troviamo un secondo grand cru, il Grand Vin de Léoville du Marquis de Las Cases. La vendemmia di Léoville del 2010 fu premiata già en premier con 100/100 da Wine Enthusiast, Wine Spectator gli affibbiò 99/100, Wine Advocate 96, Decanter 19,5 e la Revue du Vin de France 19,5. Che dire? Siamo al top!

Il vino è composto da cabernet sauvignon 82%, merlot 10%, cabernet franc 8%. Parker afferma che ha pH 3,56, per il 75% ha sostato in legno nuovo e l’alcol reale è 13,7%

Così fu descritto da Wine Enthusiast (100/100): “Enormemente potente, d’una pienezza scura e tannini solenni. È una visione scultorea di una classica struttura Bordeaux con un classicissimo tono fruttato di mora matura. Ha fresca acidità e un immenso carattere strutturale oltrepassato da un’acidità minerale”.

Wine Spectator (99/100) cosi ne parlò: “Stupendo e puro fin dall’inizio, con un intenso fruttato di cassis e mora. Fondamentalmente ha un approccio austero, con una ferrea struttura a condurre il gusto, al di sotto emergono note di anice, tè nero, liquirizia e asfalto. Lungo e segnatamente grippante il finale, che resta espressione di una grana straordinariamente fine”.

Sono trascorsi oltre quattro anni da quelle degustazioni “en premier”, per cui la nostra degustazione, in qualunque modo la descriviamo è “bruciata” dalle parole che la precedono.

Allora ci imponiamo il silenzio enologico, però lasciamo trapelare che è un vino con una struttura ammiccante al Margaux e non a Pauillac, nonostante le vigne vi confinino. Rispetto alle previsioni di beva indicate all’uscita è già al suo meglio, però con una briosità per niente vogliosa di perdere pezzi di gradevolezza  e raffinatezza organolettica, per cui è solidissimo.

Infine per emulare la stringatezza degli illustri amici degustatori anglofoni, anche noi saremo strettamente stringati nel racconto, e diamo un punteggio non punteggiandolo, mentre per la descrizione organolettica diciamo: buono per davvero… ma buono.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)