Statistiche

  • Interventi (1595)
  • Commenti (0)

Archivi

lunedì 18 settembre 2017 16:30:00

Quando le uve di questo Giulio Ferrari si stavano raccogliendo, la convinzione che in Italia i prodotti ottenuti da rifermentazione in bottiglia potessero resistere al trascorrere degli anni non si era del tutto concretizzata. C’erano rumors che il 2003 e la collezione 1995 fossero in grado di andare oltre, rumors che poi si trasformarono in realtà, però quanto lungo poteva essere quella resistenza non si riusciva a immaginare. Però le prime avvisaglie erano state molto promettenti, con un 1972 che sostò sui lieviti per 8 anni, oggettivamente molto rischiosa come scelta, se non altro per via dello chardonnay.

Il Giulio Ferrari nacque e progredì curato e cullato in tutti i rigidi passaggi enologici, con un’attenzione per i particolari, dalla vigna alla cantina, che dire maniacalità è quasi un eufemismo. Trovarsi al cospetto di un magnum 1997 del Trento Doc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore e pensare che si tratta di un vino maggiorenne dà una scossa emozionale che talvolta rischia di deviare dalle intenzioni della realtà organolettica.

La mousse si scioglie sulla superficie del liquido con misurata velocità, sotto il perlage sale mediamente veloce ed è finissima catenella che resiste per farsi osservare. Paglierino dorato che luccica moltissimo è il suo colore. “Giallo” anche nel profumo: ginestra, paglia, nespola, miele e viennoiserie. Questi toni olfattivi “caldi” sono insaporiti da spezie, cardamomo e zenzero, la chiusura si finalizza in caramella d’orzo e biscotti alla mandorla.

Al palato la liquidità si stratifica in due superficialità vellutate che all’interno trattengono l’energia della CO2, quando i sapori del vino si sciolgono definitivamente, staccandosi da quell’intero che è la sua voluminosità, quell’energia carbonica crea uno stupefacente effetto rinfrescante, rilasciano ancora una nota di freschezza capace di duettare con la sapidità. Il finale di bocca è davvero lungo, tanto che dire molto persistente parrebbe riduttivo. Più che altro è un finale il cui ricordo “strabilia” per troppa qualità e se ogni vino dovesse strabiliare come questo Giulio Ferrari 1997, solo uno stato d’animo è avvalorante: strabiliamoci.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)