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venerdì 11 marzo 2016 17:00:00

L’olio extravergine di oliva non è di certo un condimento appartenente alla  tradizione culinaria del Giappone. È vero però che negli ultimi decenni ha progressivamente conquistato l’attenzione di molti consumatori per via principalmente delle proprietà salutistiche che trattiene nella sua personalità, aspetto questo che ha dapprima incuriosito i giapponesi, poi è riuscito a conquistare alcune simpatie e adesso sembra avviato a diventare quel di più che diversifica le tendenze gastronomiche del Sol Levante. Negli ultimi anni s’è anche avviata una pioneristica attività di olivicoltura e le piante di olivo acquistate dall’Italia sono oltre 10.000; problemi di impollinazione a parte, c’è quindi dell’olio extravergine in Giappone di produzione domestica e una discreta presenza anche di produzione italiana.

Nonostante le molte problematicità ci sono strutture ristorative, e non è detto che siano di categoria stellata, che ne hanno fatto una linea gastro-filosofica. Davvero rappresentativo è il caso della catena Saizeriya (3.000 punti di ristoro), che miscela cucina d’interpretazione italiana con varianti internazionali.

Ci ha molto colpito nel loro menù per bimbi l’attenzione dedicata all’oliva e all’olio evo. Infatti, oltre a segnalare che l’olio è 100% di oliva, ne fanno un vanto che provenga dall’Italia, e che sono stati loro a selezionarlo dagli oliveti di Sorrento. Segnalano anche che il suo uso è molto salutare, pulisce le vene, fluidifica il sangue e ognuno, nei loro ristoranti, lo può impiegare a proprio gradimento e a volontà in modo gratuito.

Nel menù si trova indicato con quali pietanze può essere impiegato a crudo e per aiutarne l’uso è disegnata un’ampolla accanto al cibo.

Un’attenzione così particolare non si riesce a considerarla usuale in Italia, figuriamoci in una nazione che non conosceva questo frutto della natura; eppure il Giappone sembra avviato a incentivare questo prezioso condimento naturale al pari di quanto accade in Italia (domanda: ma è poi così in Italia?). Tutto ciò apre scenari di pensiero nuovi per il nostro mondo olivicolo, magari stimolandolo a curare al meglio i passaggi causa ed effetto di una produzione che troppo spesso è oggetto di enfatizzazioni in negativo anche quando si tratta di questioni già prescritte e/o rimandi a situazioni non più attive. Meditare sulle nostre qualità non lo si deve considerare un errore, semmai è errore voler cercare per forza l’ago nel pagliaio, quando magari il problema è il pagliaio e non l’ago.

ClubAIS Tokyo

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)