Statistiche

  • Interventi (1621)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 9 gennaio 2020 09:00:00

Scomparso da pochi giorni, Georges Duboeuf verrà sempre ricordato dai suoi sostenitori come il più importante promotore del Beaujolais Nouveau nel mondo. I suoi detrattori, invece, pur non negandone l'assoluta autorità e il prestigio, chioserebbero la precedente frase con un purtroppo: per alcuni, infatti, il prezzo pagato da le roi du Beaujolais per diffondere la conoscenza della denominazione nel mondo è stato quello di legare l'immagine dell'intero territorio a un'idea di vino facile e modaiolo. 

Beaujolais Nouveau

La croce e la delizia del Beaujolais Nouveau può essere riassunta nella bella frase di Bernard Pivot: "l'introduction du Beaujolais Nouveau dans la mélancolie de l'autonomne est un acte civique". Pivot, trentennale animatore di Apostrophes, la più famosa trasmissione letteraria del mondo, e presidente della giuria del premio Goncourt, è da sempre un infaticabile difensore del Beaujolais (non solo del Nouveau) e inquadra bene, in due righe, dramma e fortuna di questo vino: i ceppi della stagionalità e della moda. Innegabile, infatti, che il suo successo mondiale derivi proprio da questi due fattori, connessi dalla festa celebrata la notte del terzo giovedì del mese di novembre: il déblocage.

Il déblocage.

Diventata di moda nei ruggenti anni Ottanta, la festa del déblocage inaugura idealmente la stagione commerciale del Nouveaux. Da sempre concentrata sui temi della partecipazione, della condivisione e della celebrazione di piazza, sin dal 1985, anno a cui risale la prima grande campagna di lancio, la fête du déblocage diventò un evento di portata mondiale. Perché arrivasse puntuale al giorno concordato per la stappatura in tutti i Paesi interessati all'evento (più di centocinquanta negli anni d'oro) qualsiasi mezzo di trasporto andava bene. Per la gioia degli uffici marketing, in passato il Beaujolais Nouveau fu ospitato dalle stive del compianto Concorde, trasportato sulla schiena degli elefanti, e persino affidato alle mongolfiere. Da anni, però, l'euforia del déblocage si è spenta, annegando la zona di produzione con migliaia di ettolitri di vino invenduto, e condannando qualche imprenditore poco avveduto a rompersi il collo dietro troppo repentine iniziative di impianto di nuovi vigneti. 

Autunno amaro

Il Beaujolais Nouveau, dopo il trionfo degli anni passati, ha insomma scontato pesantemente la propria immagine di vino di breve durata, dall'evoluzione subitanea e dalla scarsa capacità di durare nel tempo. Non ha aiutato, in questo senso, il colpo di fulmine dei consumatori statunitensi, notoriamente attratti da vini facili e beverini. Da sempre visto come "vino dell'autunno", il Beaujolais Nouveau raramente supera ormai i rigori dell'inverno del mercato. Involontario compagno di pena è l'intero territorio del Beaujolais, coi suoi dieci cru, le cui uve - tra l'altro - non possono essere utilizzate per la produzione del Nouveau. La Inter Beaujolais, associazione dei produttori della zona, da molto tempo è comunque corsa ai ripari: allo storico motto "Le beaujolais nouveau est arrivé" ormai si preferisce, da anni, il più adeguato "Le Beaujolais, pas que le Nouveau!". Perché il Beaujolais non è solo Novello. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)