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martedì 17 giugno 2014 11:15:00

La discussione si è già innescata, però non si tratta di quei “fumi” da alcool che conducono alla sciagurata perdita di cognizione dell’essere per voler essere un’altra dimensione, il cui essere essenza è la negazione di ciò che si è, per pretendere (o meglio fantasticare) di volersi presentare come qualcun altro. In altre parole una sonora e detestabile sbronza. I fumi in questione sono pericolosamente altri.

La notizia che leggiamo su express.co.uk ha degli accenni di vero allarme sociale. Negli ambienti borderline, più o meno elitari, o più o meno figli di una trasgressività che veleggia tra le onde delle web-chat, sembra già sia nato l’eno-cult super-modaiolo e fuori binario del momento, che è poi  figlio dell’essere costantemente on-line: si tratta del Vaportini.

Cos’è? Risposta: è un’applicazione (passateci il termine) che si compra su un sito americano, e questo Vaportini promette un rivoluzionario sistema per consumare alcool.

Affermano che questo modo di assumere alcool ha il vantaggio di non produrre calorie, carboidrati e impurità, e nel contempo ne velocizza gli effetti (?).

In cosa consiste questo effetto creato dal Vaportini? Scaldare l’alcool fino a 40° in modo che si trasformi in vapore e poi lo si inala. Vaportini è uno strumento in vetro, o simile, che per presenza di un mezzo riscaldante fa vaporizzare del liquido idroalcolico, che non trova un blocco condensante per ridurlo ancora in liquido alcolico, ma lo sprigiona come vapore che il consumatore inala. Insomma è un passo paragonabile a una ulteriore distillazione o a quel processo di inalazione che ricorda l’uso dell’assenzio del secolo che fu.

Tutti si sono scagliati contro questo sistema d’assunzione, perché il fatto che l’alcool non sia controllato dalle naturali difese del corpo umano, non favorisce quella barriera difensiva contro un consumo eccessivo, per cui è molto dannoso.

Il fatto che il vapore raggiunga direttamente il cervello senza il preventivo intervento del fegato, incrementa moltissimo il rischio di danneggiamento irreparabile delle cellule cerebrali: la si potrebbe definire una sniffata etilica.

Dicono inoltre che ciò induca a sovraccaricare di alcool  l’organismo, cosa che non accadrebbe che fosse ingerito, perché lo stomaco può aiutare di molto a limitarne l’assunzione con l’azione di procurare il vomito.

La lotta al Vaportini è già in atto, noi ne sposiamo la causa, perché la reputiamo non semplicemente innaturale, ma forse neo demenziale.

Il vino è altra cosa, anche un semplice sip di un distillato è un’altra questione, in  ogni caso siamo all’interno di una naturale e accettata consapevolezza. Che c’entra l’artificiosità alcolica? Non abbiamo bisogno di eno-steroidi per muscolarizzare la prova del consumo alcolico. Sobrietà ed eleganza di beva sono in una dimensione non vaporizzata, ma soprattutto non alcolizzata, perché in buona sostanza il metodo Vaportini ci sembra intriso di effetti molto sintetici, e confermiamo… ci sembra!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)