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mercoledì 29 luglio 2015 16:30:00

Ormai è facile scorrere una carta dei vini e trovare inseriti dei vini bianchi interpretati enologicamente in maniera non convenzionale, tipo “anforato” o semplicemente in versione macerazione sulle bucce, tanto che di colore bianco non se ne parla più, anche se non c’è alcuna indicazione, in carta, di questa differenza.

Premesso che a noi non dispiacciono queste versioni “orange”, anzi quando si degustano non ci comportiamo a compartimenti stagni ma a tutto tondo, l’aspetto di questo vino che crea qualche difficoltà nel servizio è semmai il controllo della temperatura.

Questi vini “orange” hanno un comportamento termico molto diverso dagli altri, sono molto più sensibili alle variazioni di temperatura, sia nello scivolare verso il basso, oltre che in alto.

Caso ha voluto che un’altra prova l’abbiamo fatta con un vino, peraltro molto buono, fatto da Walter De Battè, che risponde al nome Carlaz Bianco Prima Terra. Nella contro etichetta è scritto che il vino è stato ottenuto da uve coltivate nella piana di Luni e sulle colline carraresi. Le uve hanno subito una breve macerazione, poi si è affinato “sur lie”, nel tipico caratello di stile italiano, dopo un anno è stato imbottigliato senza essere filtrato. Infine la raccomandazione: servire in calice ampio alla temperatura di 15 °C. Non c’è l’annata, il lotto di imbottigliamento riporta L01 2011, la gradazione alcolica è 13,5%.

Prima degustazione con vino a temperatura 15 °C circa. Il vino presentava intenso profumo di frutta un po’ candita, di scorza secca di arancia, di paglia essiccata, una punta minerale. Al gusto l’equilibrio si presentava ben composto, con bilanciata intensità sapida e contrapposizione alcolica, il finale di bocca lasciava un ricordo di gelatina di pesca gialla e un certo non so che di salino.

Dopo sosta nel secchiello lo abbiamo degustato alla temperatura di 10-11°C. I profumi si sono rattrappiti, ne usciva un odore in simil plastica, contornato da sfumature olfattive amaricanti, come d’erbe selvatiche secche, il fruttato era scomparso. Al gusto c’è stata perdita di bilanciamento pseudo calorico e ne è uscito un gusto metallico e oltre misura amarognolo, con diminuzione di sapidità e di persistenza aromatica intensa. Solo il colore li accomunava; un soft dorato aranciato.

In casi come questi è necessario prestare molta attenzione alla temperatura, per cui sarebbe ottimale inserire nel cestello una minor quantità di cubetti di ghiaccio. Infatti, se nel bianco convenzionale, versione paglierino/dorato, il vino riesce a resistere meglio all’abbassamento della temperatura, nel caso degli orange/aranciati il senso del freddo quasi li uccide.

In ultima analisi i vini “aranciati” preferiscono quindi un “caldo equilibrio”.

AIS Staff Writer

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)