Statistiche

  • Interventi (1678)
  • Commenti (0)

Archivi

mercoledì 6 agosto 2014 11:30:00

Via ogni equivoco, non parleremo di donne ma di Champagne. Qualcuno avrà da obiettare, forse anche con ragione, perché donne e Champagne sono due presenze imprescindibili: olé!

Tutto nasce da un report da Lucca, da un’escursione norcina in un luogo che solo alcuni nobili esperti di salumi & co. possono conoscere, semplicemente perché il meglio non è alla portata kilometrica di tutti. Siamo a Badia a Pozzeveri, da Luca D’Antraccoli, peraltro sommelier affine a certe insistenti inclinazioni sparnaciane.

A parte i salumi façon artisan, è  l’incontro con il “manto” e lo Champagne che attira il nostro interesse.

Il “manto” è una specie di grosso e mortadellesco (nella forma) salume arrotolato che assomiglia a una pancettona, soltanto che invece della parte del maiale atta a far pancetta è fatto con la parte destinata al lardo.

Il profumo e il gusto non sono offesi da spezie ed erbette varie, ma restano dentro la propria autoctonia gusto olfattiva: teneramente espressi tra qualcosa che sembra latte e panna nel profumo e nello sciogliersi del contatto papillare, corredati da una saporosità che non pare aggiunta dalla sapienza umana, ma sottratta alla personalità della natura.

Quando la fetta, bianca immacolata nel colore, s’adagia sul pane bianco toscano (non salato), il morso si fa voluttuoso, lo sciogliersi paradisiaco, la sostanza armonica è lunga sinfonia di flavor. Per l’uomo l’identità di quel gusto è femminile, anzi gusto “di donna”: e che non ce ne vogliano. Crudele espressione? No, debolezza a cui non si deve resistere. Fragile momento di assoluta salumo-libidine.

Femme de Champagne, Duval-Leroy, 1996 è invece un assoluto champagnistico, unione e comunione di raffinatezze esagerate, tutta la maestria di Carol Duval-Leroy e Sandrine Logette sono dentro e fuori la bottiglia, così curvilinea da sbalordire l’occhio del viveur ed essenziale per il gaudente: oops (stupore?) sono due femmes!

Lo Champagne Duval-Leroy Femme de Champagne 1996 è tanto chardonnay lavorato in barrique e del pinot noir che non deve imprimere uno spirito duro, ma impartire una voluminosità rotonda e un carattere temperante.

Tutti ce l’aspettavamo maggiorenne, invece no, ed è un bel no.  Ha la classe della maggiorenne, ma i profumi sono tenerissimi, come di delicato borotalco sulla pelle immacolata, odori puerili e fragili, come rime d’amore d’un follissimo Jacques Prévert.

Femme de Champagne 1996 è al pari del Prévert più puro, uno Champagne da amare come i versi immortali: Questo amore/Così violento/Così fragile/Così tenero/Così disperato/Questo amore/Bello come il giorno …

Degustare Femme de Champagne 1996 fa bello il giorno, rende fragile il gusto della mineralità gessosa, ma resta “violento” l’amore dell’acidità (brivido caldo) e tenerissima la fragranza della sua morbida voluttuosità. È un gioiello giallo nel colore e disperato nel candore del proprio gusto. La sua struttura ha una sottigliezza gusto olfattiva così fragile e tenera che anche la CO2 vuole evitare d’esservi d’impaccio;  infatti il suo finale è una pulsazione di apostasia: un abbandono totale senza rimpianti alcuni, un abbraccio vitale verso la definizione dell’eccellenza dello Champagne. Ode a te Femme de Champagne 1996, époustouflante!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)