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lunedì 30 maggio 2011 17:07:00

Il settore del vino «si conferma strategico nell'economia nazionale, nell'export e nella conquista di nuovi mercati. Nel 2010, infatti, ha raggiunto un fatturato di circa 10 miliardi di euro per circa 54 milioni di ettolitri prodotti. Di questi, 24,84 hanno costituito la quota di export, che corrisponde a un valore di 4,6 miliardi di euro». A sottolinearlo è il presidente di Federvini, Vallarino Gancia, nella suo intervento all'assemblea delle federazione, aderente a Confindustria, che si è svolta a Roma.

Dai dati emerge che la filiera allargata, rappresentata da Federvini, rappresenta la prima voce dell'export food e la terza in assoluto delle esportazioni nazionali. «La rilevanza del settore è confermata dal gettito delle imposte connesse alla produzione e al consumo, che nel 2010 hanno raggiunto i 557 milioni di euro per quanto riguarda le accise e 1 miliardo di euro per il gettito Iva», aggiunge Federvini, sottolineando la necessità di «preservare e sviluppare il rapporto con governo, parlamento, amministrazioni locali e istituzioni della società civile per coinvolgerli nella promozione di modelli di consumo responsabile, gli unici in grado di combattere i rischi ed i pericoli di alcune mode che stanno affermandosi tra i giovani e le cui politiche di contrasto finora messe in atto finiscono per penalizzare l'ampia fascia di consumatori attenti, responsabili».

L'impegno di Federvini - ha dichiarato il presidente - deve anche indirizzarsi verso una maggiore sensibilizzazione del mondo politico ed amministrativo su alcuni provvedimenti in via di definizione, i cui effetti costituiscono un importante elemento nella tenuta e nello sviluppo futuro del comparto. Un esempio è la direttiva accise, le cui modifiche, se fossero state approvate avrebbero potuto rappresentare un danno irrimediabile. L'introduzione di nuovi metodi di classificazione dei prodotti ai fini dell'applicazione delle accise sui vini, spiriti, birra e prodotti intermedi, finirebbe infatti per costituire un ulteriore disincentivo al consumo».

Sottolineando l'importanza del settore come «uno dei motori delle esportazioni italiane», Vallarino Gancia precisa che «anche nei primi mesi del 2011 si conferma il buon andamento del comparto, grazie alla sostanziale ripresa dei mercati storicamente vicini al prodotto italiano e all'apertura di nuovi interessanti sbocchi». Federvini osserva però che «numerosissimi sono stati gli ostacoli, soprattutto tecnici (dazi, analisi, licenze) che il settore ha incontrato su quei mercati che più di altri mostrano interesse verso i prodotti italiani». Su questo, la federazione auspica «una maggiore determinazione sia nei confronti della Ue, affinché faccia sentire più forte la sua voce, sia direttamente con i Governi dei paesi interessati, con cui l'Italia intrattiene rapporti economici diretti». Vi sono anche aspetti sui quali Federvini chiede di tornare a riflettere, per esempio quello dei controlli. «Occorre prestare attenzione e combattere quei controlli che finiscono per essere di fatto inutili orpelli e ulteriori oneri che non portano alcun beneficio concreto», spiega Gancia.

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)