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mercoledì 10 settembre 2014 10:45:00

Raccontare chi ha vissuto o soggiornato nelle terre chiantigiane equivarrebbe a scrivere una nuova Divina Commedia. La permanenza in loco è sempre stata bagnata dal vino Chianti, intendendo con ciò quel rosso vermiglio che si produceva all’interno di un’ampia distesa agronomica tra Firenze e Siena. Toscana quindi indiscutibilmente terra da vino rosso, poi vin santo e vino bianco inzuppato di trebbianaccio toscano.

Poche sono invece le divagazioni sul rosato, e per molti anni riservate in visibilità alla Doc Bolgheri. In realtà di rosato in Toscana se ne è sempre prodotto, poco per la verità; se ne è sempre bevuto, poco e con grave colpa, e in quest’estate non rosea per il clima incontrare un rosato toscano ha attizzato l’interesse.

Sarà per il nome: Estroverso. Sarà per la poca risonanza mediatica dell’azienda: Poggio al Bosco, e questo non esclude il fatto che possa essere potenzialmente una top winery. Sarà infine che un po’ di appeal questa non estate il rosé l’ha comunque avuto.

Estroverso di Poggio al Bosco è fatto con sangiovese per il 95% e un 5% di colorino. L’annata 2013 ha conseguito un grado alcolico del 13%; il sistema d’ottenimento è stato il salasso, per cui dopo la pigiatura dell’uva si separa una parte del mosto, che ha colore rosato, lo si la lascia poi fermentare in vasche d’acciaio controllandone la temperatura.

Ha colore scombussolante, quasi rosso chicco di melograno, o rosa corallo, o ancora buccia di mandarino, e a seconda dell’inclinazione della luce un rosso anguria. C’è pertanto della vivacità cromatica, ma poi non così brillante.

Il profumo è timido, come s’addice a un rosé. Molto marcato nel frutto, come se fosse appena uscito dal frigo o posto a guazzo in una cristalliera con del ghiaccio. Ha molto, anzi tutto di fruttato: dalla pesca nettarina al chicco di melograno, da un bagliore di mandarino a un rivolo di guava, chiude con una sfumatura di anguria.

La liquidità si fa subito energica in alcool; è necessario un ripensamento tecnico nella temperatura di servizio, meglio che scenda a 10 °C, solo così si calma l’effetto alcool.

Il gusto si fa quindi sottile, può giocare su piacevoli durezze, quali un’acidità selvatica, al ribes rosso e un po’ di sapidità alla polpa di ciliegia. Questi effetti rinfrescanti ed equilibratamente aciduli si ripetono a ogni sorso senza sovraccaricarsi, cosicché manualizzano un equilibrato senso di gradevole fragranza.

Estroverso è un vino rosato dal buon valore commerciale, anche se il prezzo si avvicina pericolosamente a quello dei blasonati pugliesi: e questo potrebbe diventare un gap.

Un appunto finale: i tappi di sughero non ci sono sembrati eccelsi.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)