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giovedì 21 novembre 2013 17:30:00

In Francia l’ascesa dell’appeal verso il vino rosato ha sorpreso un po’ tutti, tranne i produttori provenzali, che hanno creduto in questa versione enologica e ne hanno fatto un grimaldello commerciale con cui scardinare alcuni preconcetti atavici, che resistevano anche in nazioni dal gusto meno condizionato dalle bevande a misurato contenuto alcolico come il vino.

Questo ha prodotto anche alcuni ripensamenti produttivi in zone notoriamente meno propense a produrre questa tipologia di vino, un evidente esempio è rappresentato da Mas Amiel, la cui fama è fortemente consolidata nel vino rosso addizionato con alcool, che nelle AOP Maury e Banyuls diventa un gradino di sopraffina eccellenza nel panorama della Francia.

Il mondo di interpretare esteticamente il rosato in Provenza si è sviluppato nel mostrarlo con immagini scevre da quell’austerità delle classiche AOP di Bordeaux e di Borgogna. Si trovano etichette psichedeliche, briose, luminose, tutte volte a esaltare la vivace componente pastello; ciò che si cerca di mettere in risalto è il colore rosa, lo si evidenzia in tutti i modi possibili, anche massimizzandone l’effetto imbottigliandolo nelle magnum di vetro trasparentissimo.

Nella scelta da scaffale si resta attratti dalle coloratissime e originali etichette dai disegni arabescati, illuminate da combinazioni di colori anche avventate, però sempre rientranti in un’equilibrata espressione di eleganza.

Le Plasir Rosé di Mas Amiel racchiude tutte le osservazioni precedenti, a iniziare alla bottiglia bordolese satinata, un vero colpo di lusso estetico.

Il disegno è invece una gioia per gli occhi, così coinvolgente che si resiste con difficoltà all’acquisto: bellissimi sono i tralci della vite colorati di rosa, come a voler ribadire che è attraverso il loro lavoro che tutto si compie nel vino, colore incluso.

Le Plasir Rosé 2012 è quel che si dice “rosé di una notte”, perché il tempo di contatto è di sei ore, tempo sufficiente per colorale il vino e tirar fuori il corredo fruttato.

A fermentazione finita, il vino – ormai di colore rosato – viene lasciato per un po’ sulle proprie fecce per conferirgli della rotondità di gusto.

Il colore è rosa petalo di pesco, molto vivace nella tinta e attraente. Il profumo è intenso e con sufficiente complessità, con sfuggenti riconoscimenti fruttati, più spostati sul mandarino, sul melone e sul melograno maturo. Al gusto c’è un’offensiva alcolica che deve essere ben controllata dalla temperatura di servizio, altrimenti si rischia una contrazione del rinfrescante sapore di fruttata acidità. Non lo si può definire un vino dalla struttura delicata, è un rosato mascherato da rosso però non ci sono percezioni tanniche. Ha un gusto costruito sulla morbidezza e sul calore dell’alcool, quindi ne esce un sapore di frutta a polpa rossa che si miscela con il burro freddo, non ci sono spigolosità tattili e il finale si esaurisce con sfumate sensazione di polpa di diospyros kaki.

Un rosato ottimamente abbinabile ai primi piatti di pesce piccanti, alla la pizza al salame piccante, alla carne alla pizzaiola o alle penne condite con ‘nduja.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)