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venerdì 19 ottobre 2012 15:30:00

Una caraffa in grado di rivelare l’energia del vino, a questo siamo giunti in questo mondo pseudo cibernetico a energia cinetica.
Da una ispirazione dell’inventore Michel Patois, ecco apparire OVARIUS®, una creazione quadrimensionale, a forma di caraffa, da impiegarsi per sviluppare l’energia cinetica contenuta nel vino. Detta così sembra una cosa affascinante, se non magica, ma vediamo di cosa si stratta.
È una caraffa da decantazione, prodotta artigianalmente, soffiata, quindi ogni pezzo è un pezzo unico.
Secondo il cesellatore Philippe Margot, ogni vino ha una propria energia cinetica, che può elevare il vino a una quadrimensionalità attraverso il risveglio e recupero di quell’energia da attivarsi con  il movimento. Se usata per questo scopo il vino deve scivolare nella caraffa OVARIUS in modo brusco, senza inclinare la caraffa per evitare i gorgogliamenti, se il vino necessita di essere depurato dai suoi naturali depositi, va usata con delicata gestualità interrompendo l’azione all’apparire dei primi avamposti del deposito.
La caraffa è in grado di impartire tre diversi livelli di pressione al vino, sia in entrata che in uscita, nei tre punti di rottura: collo, pancia e ansa.
L’esperimento fatto è però un po’ controverso ed è stato compiuto con un discreto Bordeaux. Una bottiglia è scaraffata nell’OVARIUS, tranne un bicchiere che serviva per il confronto.
Il resoconto del loro esperimento non riporta differenze significative all’olfatto tra i due bicchieri (uno riempito dalla bottiglia e uno dalla caraffa).
L’impatto gustativo del vino in caraffa risultava meno aggressivo, con tannini più rotondi, morbidi e aperti. Per quanto riguarda la persistenza aromatica finale non hanno segnalato differenze.
La valutazione tecnica delle sintetiche informazioni evidenzia che la caraffa muove l’energia del vino, scuotendolo, per far diminuire soprattutto la sensazione tannica, cosa di cui sinceramente restiamo un po’ dubbiosi. Comunque, come diceva il buon Guido Angeli: provare per credere! O non credere?

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)