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venerdì 25 gennaio 2013 14:45:00

La Promenade des Anglais a Nizza, La Croisette a Cannes, Le Petit Port a Saint-Tropez, e davanti quel mare scuro, che come dice Paolo Conte, e non sta fermo mai.

Tre icone apparentate a una mediterraneità un po’ settentrionale, comunque icone, di un savoir-vivre elegante e smart, dove le sinuose forme delle femmes fatales si muovono tra le boutique, si siedono nei Cafés e nei Salons de Thé, e osservano il passeggiar leggiadro degli habitué di un jet set rivierasco che affina i propri entusiasmi nei Casinò Barrière di Cannes e di Mentone, o salgono al Casinò di Montecarlo dopo un aperitivo molto fashion al Café De Paris; e qui arricciano il naso se non si riesce a intuire quale mix eno alcolico interpreta lo stato d’animo di quell’attimo.

E per fortuna che c’è il Rosé, verrebbe da dire, per non fallire la scelta, perché la Provenza per combinazione è una delle regioni più specializzate al mondo nella produzione del Rosé, il cui colore riflette, a detta dei provenzali, la gioia di vivere e lo stile di vita di tutta la regione.

Il Rosé di Provenza ha acquisito un appeal così attraente che le esportazioni sono salite del 62%, il resto è sorbito sulla costa.

Qui il Rosé si beve tutto l’anno, infatti le bottiglie da smaltire sono tantissime, quasi 152.000.000. Le uve usate scendono dal Rodano e rispondono principalmente ai nomi di Carignan, Syrah, Mourvèdre e Grenache noir; questo permette loro di affermare che è un rosato con un carattere da vino rosso e una freschezza da vino bianco. Il processo dell’ottenimento del colore avviene attraverso un breve contatto del succo dopo che gli acini sono stati diraspati, quindi da macerazione più che da sottrazione.

La Côte de Provence AOP produce quasi il 75% di vino rosato, ed è qui che si trovano i dinosauri dell’enologia rosa di Provenza.

Le Cercle des Vignerons de Provence Rosé è uno dei più storici e più economici: il suo mix di grenache, cinsault e syrah crea un bouquet fragrante molto tradizionale, di ciliegia e violette, il sapore dell’acidità ha il gusto del lampone fresco non del tutto maturo, con un finale di fragole condite con limone e una chiusura al sapore di diospero. Il colore è chiaramente rosa tenue, con velature di buccia di cipolla bianca o melone, o ancora leggerissime sfumature di buccia di mandarino.

Questa descrizione può rappresentare il profilo organolettico del Rosé di Provenza, poi possiamo trovare delle costosissime punte di pura eccellenza, come il Domaine de Rimauresq Cru Classé Rosé che impiega l’uva tibouren per creare un bilanciato effetto morbidezza nel vino;  oppure il Cave d’Esclans Whisperin Angel, osannato in mezzo pianeta, tanto che il South China Morning Post lo ha quasi mitizzato.

Molto interessante è il Rosé di Château Léoube, Le Secret de Léoube; qui oltre a grenache e cinsault, c’è il cabernet sauvignon, ne esce un rosato più strutturato, non in acidità ma in morbidezza, tanto che il finale sembra untuoso.

Il capofila dei Rosé di Provenza resta comunque il Domaines Ott e il suo Les Domaniers Côtes de Provence, che nel 2011 s’è presentato sul mercato con un delizioso mix di aromi che ricordavano la pesca, la pera, la mela e il melograno; poi la garrigue (siamo in Provenza) e i fiori bianchi. Ha un gusto che bisognerebbe definirlo giustamente secco, perché crea un effetto arrotondante al palato che non si riesce a capire a quale ingrediente assegnare il merito; poi ci pensa un’agrumata acidità (di mandarancio) a riportare in traiettoria lo stile e tonificarne il finale con una sensazione quasi minerale.

I Rosé provenzali sono abbinabili alla salade niçoise, alla bouillabaisse, alle moules (cozze) marinières con le patatine fritte, alla pissaladière (sorta di pizza) ai filetti di triglia, ai deliziosi pomodori farciti con salsa aïoli o alla profumatissima focaccia con olive, pomodori secchi e timo.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)