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martedì 21 agosto 2012 09:30:00

Lo scorso 15 luglio è apparsa in rete un’interessante domanda, forse più affine a una riflessione che a una vera è propria interrogazione. Nell’espressività così recitava: le donne (nel vino) sono diverse dagli uomini?
Il preambolo si apre con un’affermazione molto condivisibile. Le donne tendono a reagire in maniera più emozionale, finanche nel vino, e sembrano avere un minor feeling con l’aspetto del costo. Semmai tendono a creare una lista dei vini più personalizzante. L’intento porta loro a dare voce a ciò che (loro) ritengono il migliore, cercando di rendere amorevoli i prezzi dei vini che rientrano nelle loro grazie. Per sviscerare la delicata questione sono state sottoposte a screening quattro top wine women manager di New York City. E d’idee emozionali ne sono sgorgate.
Laura Maniec ha capelli castani, sorriso vinoso e volto accattivante, si è distinta per essere stata la più giovane Master Sommelier. Lavora a Corkbuzz, sulla tredicesima. Il focus enologico del locale è basato sulle nuove regioni, sui vitigni esoterici, non tralasciando il vitigno che il consumatore si aspetta di degustare: non a caso ci sono 40 vini by the glass. Quest’estate ha lanciato la “Champaign Campaign”. A partire dalle 10 pm, suonava il gong, come in un ring, e tutto lo Champagne esposto in carta veniva venduto con lo sconto del 50%; ogni volta che una bottiglia veniva ordinata una campanella suonava, come se un angelo avesse preso le ali, in ricordo dell’ottimismo del New Deal di Frank Capra nel film “La vita è meravigliosa”. E la meraviglia del Corkbuzz, secondo Laura, è che in questo modo mi sto coltivando una generazione di Champagne Drinkers.
Lee Campbell ha capelli neri e la carnagione favolosamente scura, sorriso effervescente e quando si veste di bianco diventa “fabulous”.
Al Reynards, 80 Whyte Ave, Brooklyn, per scrutare la carta dei vini ci vogliono gli occhiali da sole antiriflesso per evitare di essere abbagliati dai gioielli francesi. È una carta fatta per bere, non per educare, e sotto la voce “Les Bulles”, che sembrano ammaliarla più di ogni altra cosa, riesce ad abbinare lo Champagne al Muscadet e all’austriaco Strohmeier Schilcher e li fa apparire come un tailleur di Chanel.
Pascaline Lepeltier lavora al Rouge Tomate, tra la sessantesima e la dieci: Tiene in carta 600 referenze, in cui l’eccentricità spicca per la presenza di cinque deliziosi e diversi Barolo Chinato, cosa che in Italia è vera rarità. Il ventaglio enologico è disegnato dai profili del nuovo e del vecchio mondo del vino, ed è un vero piacere poter trovare degli Chenin e dei Sancerre a competere con i Bordeaux, ma soprattutto la selezione di 33 Champagne a 63 USD, precisazione: siamo a New York!
Ultima, in ordine di racconto, è Juliette Pope, del Gramercy Tavern, sulla ventesima al numero 42 est. La lista potremmo definirla bipartisan, dà infatti voce al Lambrusco di Ceci e al Nicolas François di Billecarte Salmon e non spicca certo per i blasonati interpreti del prezzo alto a tutti i costi; anzi se vuoi provare qualcosa di particolare, si può fare un accordo con Juliette e il tuo desiderio di degustare può essere soddisfatto.
Che dire! Con certa femminilità enoica la miglior difesa è dire loro: brave!

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)