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mercoledì 25 giugno 2014 10:15:00

Tutto è partito da un’avventura enologica in terra di Francia e l’inizio non è stato privo di incomprensioni e disattese quasi promesse.

Gérard è sommelier caviste a Saint-Émilion e ha come passione la ricerca di quelle piccole (e grandi) novità che gli immensi terroir del vino nascondono alla massa.

Da italiani profani e provincialotti ci aspettavamo l’eclatante, il roboante, un jack a incastro per fare scala reale al merlot, tanto sembrava ridondante il tono della promessa.

Poi Gérard si mette a parlare di un certo Jean-Claude-Berrouet, mentre liscia lentamente una bottiglia di un AOC satellite come Lalande-de-Pomerol. Noi ci scambiamo sguardi di preoccupante intesa, nel senso: ecco un altro sommelier che chiacchiera, chiacchiera e poi farà più fumo che arrosto.

Il vino è un 2009, mentre lo apre sbirciamo il nome dell’azienda: Château Samion. Ancora un commento da parte nostra: eccoci, siamo arrivati, due oscurità, e forse dovremo anche fare buon gioco  a cattiva sorte.

Attenzione – dice Gérard – è un merlot, ma un merlot che nasce per lo spirito, per la mente, non per il mercato.

E che sarà mai, ci diciamo!

Eccolo che esce dalla boccia bordolese, giù nel bevante a colorare vetro e pupille, in un riverbero denso e luccicante di rosso granato con onde e spuma rosso ciliegia. Gérard lo versa con quella sufficienza di manualità che ci fa escludere si tratti di qualcosa da assimilare a un cru.

La semplicità fruttata del suo profumo ci coglie di sorpresa. Tutti ci allineiamo l’iride, ci scambiamo occhiate come se d’improvviso ci trovassimo nel mezzo di uno svincolo odoroso e non sapessimo quale via di uscita prendere. C’è un flusso di ciliegia, di ribes blu e nero, di mora di rovo, di viola mammola e di iris che ha toni avvampanti, una concentrazione di naturalità vegetale che stimola più di un’immaginazione descrittiva, un fondo di vanigliata speziatura fa da eco e da guardiano a un’eleganza straordinaria.

Ricchissimo nel sapore ciliegioso è l’effetto acido del vino, con tutta quella particolare freschezza che solo certi magici merlot riescono ad assorbire. Il tannino ha una potenza vellutata che sballottola tutte le credenze di cosa voglia dire “la vera classe astringente”: altro che ruvido, altro che rugoso, il girone tannico è paradisiaco e in questo riverbero di stupore ecco che scappa una parodia della Divina Commedia: vino m’apparve, sotto verde manto d’odor vestito e di color fiamma viva. Noi osserviamo l’improvvisato poeta, poi osserviamo di nuovo il vino, poi odoriamo ancora, poi ancora a lasciarlo espandere nel palato (un velluto terroso). L’altro commento meno letterario fu: certo che per essere un Lalande-de-Pomerol è tanta, ma tanta roba.

Quindi restiamo lì, come sciocchi, anzi scioccati, e Gérard chiude il tutto dicendo che il vino Château Samion è fatto da un enologo di nome Jean-Claude-Berrouet nel suo ettaro e mezzo di vigneto, e il tizio è colui che negli ultimi quarantaquattro anni di vita ha fatto nascere e ha allevato ogni anno un vino chiamato Château Pétrus. Da quel momento il silenzio è stato sovrano.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)