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martedì 10 giugno 2014 12:00:00

Lanson è una Maison champenoise che affonda i tentacoli enologici nell’anno 1760 e si è distinta per essersi attenuta con molta costanza a una filosofia di fare champagne in cui l’espressione migliore della sua struttura doveva essere rappresentata da un’imponente esuberanza di acidità.

Lo stile aziendale è segnato da un percorso enologico in cui la fermentazione malolattica non è mai stata molto ben accetta, per cui anche gli champagne multi millesimati possono presentarsi stizzosamente acidulini e verdi nel primo anno post sboccatura. Dall’altra parte c’è però il pregio che Lanson sa come articolare la presenza della CO2, infatti la naturale pungenza delle micro bolle non sospinge l’effetto acidulo, ma si fonde nel sistema delle durezze e ne tampona parzialmente l’efflusso vibrante. Gli Champagne Lanson hanno spessissimo una finezza di bollicina da competizione.

La Maison non ha fatto l’occhiolino alle precoci espressioni di cremosità, prodotte non dall’affinamento dinamico, ma da interventi enologici pré-tirage.

Insomma Lanson griffa gli champagne con la propria singolare potenza di freschezza, per cui si fanno attendere e non incontrano i favori degli estimatori dell’equilibrio senza coesione olfattiva/gusto olfattiva.

L’occasione per testare la mano enologica Lanson s’è avverata con lo Champagne Lanson Extra Âge Brut Rosé, non millesimato.

Iniziamo da Extra Âge, il cui significato è cinque anni nella crayère in autolisi. È un rosato di assemblaggio tra uno chardonnay grand cru della Côte de Blancs e del pinot noir da vigneti della Montagna di Reims che s’affacciano sulla valle della Vesle, in cui la lignite estratta dalla foresta, stratificatasi nel suolo, consente alla pianta di offrire uve per vini con nervosità acidula e minerale.

Questo Rosé Extra Âge di Lanson non ha fatto la malolattica, quindi rientra nella purezza dello stile; ha infatti ancora un’acidità che spinge sui pedali, che scatta e rallenta come un grimpeur d’altri tempi, le cui spalle arcuate sono fasciate da tubolari di mineralità e di frutta tostata (nocciola, mandorla, arachide). Si tratta fondamentalmente di uno champagne che per essere un Lanson è in posizione di equilibrio, procurato anche dal blending: 2002, 2004, 2005.

È davvero uno champagne da cibo, con una versatilità di abbinamento che sfreccia dal semplice appetizer di pesce, al risotto con i moscardini e pomodori pachino, dal fritto ricco di paranza alle sarde in saor, dalla pizza con i frutti di mare alla cotoletta alla milanese.

Oppure come liquido dissetante, forse un po’ costoso, € 85, però questa spesa è difficile rimpiangerla.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)