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martedì 3 marzo 2020 09:00:00

Davide, il tuo carniere si arricchisce: Miglior Sommelier della Toscana nel 2017, Miglior Sommelier del ​Lambrusco nel 2018 e adesso Miglior Sommelier del Sangiovese. Complimenti. Secondo Ivano Antonini, già campione d’Italia nel 2008, e vincitore del master del Sangiovese nel 2007, questo è tra i concorsi col più alto tasso di difficoltà per l’articolazione delle prove scritte e della finale pubblica. Confermi?

Sicuramente rappresenta una straordinaria sfida con se stessi. Il sangiovese è il vitigno italiano per eccellenza e le sue articolazioni sono molteplici; il suo studio deve essere minuzioso altrimenti il questionario risulta insormontabile. Ma il palco è tutt’altro, il palco è energia pura, è comunicazione, è passione. Per affrontare una prova complessa come questa ci vuole una grande determinazione e la rara capacità di divertirsi.

 

Il sangiovese romagnolo parla lingue diverse: il faentino, il forlivese, il cesenate. E poi ci sono le sottozone. Quali sono, secondo te, le differenze? Come si fa a comunicarle al grande pubblico?

Centinaia di territori del vino sognano una zonazione tanto dettagliata e precisa quanto quella del Sangiovese Romagnolo! Le differenze sono sostanziali, basta pensare ai suoli marini di Bertinoro ed ai suoli aspri e rocciosi di Modigliana! Le argille pesanti di Predappio e
le drenanti sabbie di Oriolo! Ogni sfumatura caratterizza il vino in un modo unico! Come comunicarle? Trasmettendo concetti precisi e sintetici, ma soprattutto portando questo bel vino sulle nostre tavole!

 

Essere un produttore di sangiovese fuori dai confini toscani non deve essere facile. L’accoppiata Sangiovese – Romagna evoca ancora tra il pubblico ettolitri di vino sfuso venduti a pochi euro, o la percezione del valore della denominazione è cresciuta?

La percezione del valore della denominazione è notevolmente cresciuta anche grazie al bel lavoro del Consorzio. Sicuramente abbiamo ancora della strada da fare. Ad esempio una bella idea sarebbe smettere di paragonarsi ad i vini toscani. D’altronde se il sangiovese è il vitigno italiano più suscettibile al territorio ha veramente poco senso… non trovate?

 

La Romagna ha una certezza: una solida tradizione turistica. Il ruolo del sommelier, sempre più ambasciatore del territorio, può essere utile a saldare in un unico blocco l’eccellenza vinicola della regione con quella dell’ospitalità, della cultura e del cibo? Cosa suggeriresti?

In quanto ad accoglienza la Romagna no ha niente da invidiare a nessuna regione d’Italia. Ogni volta che varco gli Appennini è come se non mi sentissi mai partito da casa! Sicuramente il nostro ruolo è quello di trasmettere la passione per il buon vino ed il buon cibo, che i sommelier si emozionino, sempre, ad ogni tavolo, in ogni banchino di degustazione. Questo è il mio suggerimento.

 

Tra tutti i vini provati prima e durante il concorso, ci sono dei produttori, e dei vini, che ti hanno particolarmente colpito?

Ce ne sono moltissimi! Ho assaggiato del Sangiovese dalla Corsica che mi ha fulminato! I nervosi vini di Predappio e di Modigliana! Ancora bistrattati i suadenti Sangiovese di Montecucco! Potrei non finire mai, anche se il mio cuore è sospeso tra il Chianti Classico e Montalcino in una diatriba interna che forse mai darà un vincitore.

 

Per i più curiosi. Ti ricordi quali domande ti hanno proposto? Quali abbinamenti sono stati oggetto della prova?

Le domande spaziano dai nomi delle etichette alle date fondamentali della storia del Sangiovese ad i personaggi che ne hanno segnato la storia, ma se volete un esempio una domanda interessante è stata: cos’è il testucchio?. Sapreste rispondere?

 

Qual è il tuo prossimo obiettivo come sommelier AIS?

Come sommelier Ais il mio prossimo obbiettivo è far emozionare qualcuno stasera quando aprirò una bottiglia al tavolo! Come persona il mio prossimo obbiettivo potrebbero essere i nazionali...ma c’è tempo, vedremo!

 

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe intraprendere la strada dei concorsi?
 

Buttarsi a capofitto! Senza timore! Questo mondo per capirlo è necessario vederlo, e il modo migliore è partecipare. Poi ognuno si misurerà con sé stesso e si prenderà il tempo necessario per studiare, intanto provare! Ci sono concorsi più semplici con il quale partire.

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)