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mercoledì 23 luglio 2014 13:30:00

Nobile o decaduto? Innovativo o conservatore? Da attacco o da difesa? Fresco o sapido? Aristocratico o popolare?

Tanti e tanti gli interrogativi che sono girati attorno a questo vitigno tanto straordinario  quanto poco visibile, che di rado veleggia nei mari mediatici mondiali, le cui onde cullano vitigni ormai invasi da narcisismo e palcoscenicità.

Il pinot bianco è il margine fragile della barriera enologica che ha protetto lo chardonnay con cui si confondeva e in cui confluiva, di ciò ne ha sofferto e ancora non s’è del tutto ripreso.

La stranezza del pinot bianco è stupefacente, è difficile incapparvici nella scelta su una wine list, però quando il sommelier lo propone, tutti restano sorpresi gradevolmente.

Nel 2013, come tutti gli anni, la Cantina Produttori di San Michele Appiano (St. Michael-Eppan) lo vinifica con maestria, la prima fu nel 1986, raccogliendolo dalla vigna di Schulthaus (600 m slm), lo fa fermentare in legno per il 25%, il resto fa tutto acciaio, segue malolattica e assemblage finale.

Ne esce un vino dallo strepitoso valore commerciale, uno dei quei vini che vale davvero la candela.

Schulthauser Pinot Bianco 2013 è bellamente paglierino e verdolino, gioco cromatico di clima fresco, quasi alpino. Piace il suo profumo non erbaceo (evviva), quindi viene giù di pera, pesca, melone bianco, mela dolce e croccante (sarà mica trentina?), susina gialla e albicocca; poi fiore d’acacia e narciso. Dà l’impressione che il tandem frutto/fiore sia inattaccabile da altre sfumature, per cui si trattiene tutta un’irreale (in senso ottimale) fragranza.

Vino che scivola, come se le lame dell’acidità avessero assorbito della sciolina, la sua freschezza è impressionantemente “grassa” e “paffuta”, ed è ben in linea con la sinuosità burrosa che il pinot bianco deve far uscire per essere davvero lui. Ha una sapidità coltivata ad arte, come fosse il fiore del sapore, ed è questo mineralismo che dà saporosità all’apparato gusto olfattivo, che chiude nei ritmi di una tropicalità fruttata.

Gino Veronelli diceva che il pinot bianco deve odorare di borotalco, o meglio di quel puff di borotalco che si nebulizza su un seno caldo e morbido. «Libera la mente» come Kevin Costner nel film Gioco d’amore, e lo percepirai.

Oggi il talco è in disuso, il seno ci auspichiamo di no, il pinot bianco che personifica quell’entrambe è sulla via del risorgimento – lo speriamo proprio – perché questo Schulthauser Pinot Bianco 2013 ci piace assai, tanto che lo abbiamo servito con del coniglio in umido, poco colorato nella salsa e bagnato al vino bianco, ed era una delizia; anche con gli zucchini e i suoi fiori fritti faceva la sua “porca” figura (cioè da sballo), e non ce ne vogliate, lo sappiano che è un’eresia, però sul gelato “cremoso” alla crema ci stava pure. Magico!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)