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martedì 12 maggio 2015 14:15:00

Non siamo qui per raccontare il solito chardonnay di Borgogna, lo vogliamo descrivere perché stiamo annusando un probabile inizio di cambiamento nello stile produttivo dei vigneron borgognoni. Le famiglie Lamy-Pillot sono davvero dei vignaioli. Il loro Domaine operativo è composto quasi tutto da parenti più o meno stretti. Dicevano di stile produttivo borgognone; spesso nei prodotti non d’alto rango i vini cedevano volentieri parte della loro personalità al contatto con il legno, non solo per smussarne la spigolosità, ma anche per far affluire alcune note olfattive tostate.

Sembra che l’indole gustativa delle nuove generazioni sia attratta da una nuova dimensione gusto olfattiva del vino, che fondamentalmente si basa sull’allontanamento dal caratterizzante tostato e dall’irrigidimento del sapore acido. Che si sia innescata un’idea gusto olfattiva in cui si vorrà premiare la sostanziosità sapida e l’integrità fruttata, floreale e minerale del profumo? Questo Saint-Aubin AOC, 1er Cru En Créot 2013, ne rappresenta il tentativo! Ha luminosamente un colore giallo paglierino, però ha anche consistenza liquida alla vista. Attrae la semplicità integerrima della parte fruttata: mela verde, ananas, susina, ribes bianco; segue uno scatto floreale di iris bianco, convolvolo, fiore della vite e biancospino. Chiude con effluvi gessosi. Il liquido impatta la lingua con un’avvolgenza caldo/sapida, dove il supporto glicerico doma l’acidità e crea una voluminosità liquida dal sapore salino, ne esce un sapore fruttato tutto espresso nella frutta esotica a mo’ di frullato, addirittura sembra un centrifugato. La salivazione si fa grumosa e la sostanza del gusto si arricchisce di una bevibilità  spesso non in sintonia agli chardonnay appena imbottigliati.

C’è del nuovo in questo vino. C’è un equilibrio bicuspide che vede nel piatto della bilancia la sapidità e l’alcool, anziché la consueta acidità; trova anche una dimensione gusto olfattiva, nella corrispondenza tra profumi diretti e indiretti, in cui il fruttato sembra coalizzarsi con gli ultimi spasmi di una freschezza che rinfresca senza irrigidire le papille. Verrebbe da coniare un neologismo interpretativo dell’indagine sull’equilibrio gustativo del vino, e cioè che nell’essenza della valutazione tra le entità morbide e dure si definisce equilibrato, però è un equilibrio dinamico (ha dinamismo), per cui ha della strada davanti. Cantava Giorgio Gaber: C’è solo la strada su cui puoi contare. Ebbene questa strada gusto olfattiva è una di quelle su cui vorremmo davvero contarci.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)