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venerdì 22 maggio 2015 15:30:00

In questo inizio 2015 si sta affacciando un movimento eno-organolettico che sta mettendo in discussione (nel senso che sta discutendo) un certo uso del legno per barrique e simili. Quindi quale migliore occasione se non questa di degustare un vino che menziona in etichetta il “legno”(bois), ma che si potrebbe anche interpretare come “bevo” (indicativo presente in assenza però di “je”).

Bene, ecco allora la Cuvée Bois Chardonnay 2008, Les Crêtes Soc. Agr. di Charrère.

Di questa famiglia se ne sono dette di cotte e di crude, però con un minimo comune denominatore: sempre giudizi molto positivi. Quindi non ripercorreremo le glorificazioni dell’azienda, tutte meritate, affronteremo invece un’indagine criticissima sul 2008 Cuvée Bois, di cui sappiamo con certezza che il legno ha avuto il compito di forgiarne la personalità.

Partiamo da alcuni rumors che davano una presenza di tostatura da legno, per aguzzare olfatto e gusto come altrimenti non avremmo fatto: lo si è letto in qua e in là nelle degustazioni raccolte. Però mai fidarsi! Eccoci quindi di fronte alla bottiglia, al tatto si presenta al di sotto dell’atteso (per temperatura), per cui una volta versato nell’ampio bevante lo coccoliamo un po’ con il palmo della mano e via via inspiriamo. Intanto niente da eccepire sul colore, doratamente oro, però nuovo, appena lucidato. Il profumo è ormai giunto al punto di non ritorno nell’equilibrio tra frutto/spezia/tostatura/floreale/minerale. Ciò produce una fusione d’odori molto attraente in raffinatezza: un pâté d’ananas, una composta di mango, un tocco di miele, un che di crème brûlée e di fiordilatte bolognese, un tocco di pepe bianco e di polvere di cocco, del burro che si scalda e si scioglie su un pan brioche. Attenzione però, non è un profumo in dirittura di arrivo per completa maturità, mancano ancora alcuni tornanti alla cima Coppi. Al palato c’è un giulebbe di sapori e di effetti tattili. Per l’intanto il suo velluto non è liso, ha succo sapido e pepato (pepe bianco), c’è un pizzichino molto interessante che tiene in tensione le papille filiformi, per cui c’è un volume liquido caldo e sapido, ben morbido con qualche pizzicotto di acidità: tutto sta sveglio in bocca. È straordinario il suo effetto velluto in morbidezza, perché sembra creare un tappeto volante di persistenza aromatica intensa, che si libra e fluttua per lungo tempo. A chiusura d’indagine ci va di assimilarlo alla scuola Meursault e trasformare quel “bois” dopo cuvée, in un: “je bois” un 94/100, sans bois.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)