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giovedì 18 dicembre 2014 12:00:00

Crémant è il nome che identifica un vino effervescente prodotto con il sistema di rifermentazione in bottiglia in aree viticole della Francia (escluso Champagne) e nel vocato (?) Lussemburgo; la sosta sui lieviti può pero essere inferiore rispetto al metodo Champenoise.

In Italia nell’ultimo decennio s’è avuta una penetrazione commerciale di questi vini, per il buon valore commerciale con cui si sono presentati, soprattutto il Crémant de Limoux e qualche Crémant d’Alsace. Che sia giunta l’ora del Crémant de Loire?

La regola formativa scolastica ci ha insegnato che l’uva di questi vini è il Pineau de la Loire o Chenin blanc, però vi ricordiamo che si può aggiungere anche il Breton, ovvero Cabernet Franc, e lo Chardonnay (bien sûr).

Per cui ben venga la degustazione del Crémant de Loire di Langlois-Château con vigne a Saumur e dintorni.

L’assemblaggio è estemporaneo, dopo lo Chenin – 60% circa – troviamo lo Chardonnay per il 20% e altrettanto per il Cabernet franc. I vigneti hanno sottosuolo di gesso e argilla, con un po’ di scisti e silicio: il vino è un mixing soil, poiché impiega sei terroir differenti. Il vino non porta la data di raccolta perché c’è un 10% di vini di riserva, mentre il tempo di autolisi è stato di 24 mesi. Ne è uscito un liquido dal brio onestamente frizzante e dalla bollicina ben fine. Semplicemente fruttato, di frutta appena matura, con fragranza che ricorda la mela cotogna o le mela trentina, un po’ la pera dell’uva glera e un tono floreale di gelsomino e ginestra che dà l’idea di qualcosa di mieloso. È un profumo schietto e stuzzicante, niente di più. Ben più simpatico è il gusto, con una farandole di bollicine che esplodono in bocca con gassosa punzecchiatura, tanto da far sembrare una liquidità dal sapore di una spremuta di saporita mela verde. Manca di mineralità e di tessitura sapida, nonostante il terreno fortunato. Non crediamo sia in grado di avere dei miglioramenti con la sosta in bottiglia. Già dopo due anni dalla sboccatura potrebbe attenuare la gradevolezza del suo profilo gusto olfattivo per l’avvento di un pericoloso sentore di mela probabilmente cotta. Comunque un prodotto interessante, per una beva locale.

Che dire? Meglio l’autarchia spumantistica?  Forse che sì!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)