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giovedì 5 settembre 2013 16:00:00

La storia del Crémant è graziosamente contorta, s’apre con un tortuosetto sentiero, come qualcuno che entra nella foresta con un paniere di vin effervescent o mousseaux, poi nella penombra delle fronde, al riparo di potenziali eccezioni, eludendo anche dei concetti enologici, ne esce con delle bottiglie a nome Crémant.

A dire il vero il termine Crémant, enologicamente parlando, identificherebbe un prodotto assoggettato a rifermentazione in bottiglia la cui pressione atmosferica finale si posiziona tra 3,5 e 4,5 bar. Se questo concetto enologico fosse riconosciuto come tale, e come antecedente al colpo di mano francese, tante e tante sarebbero le eccezioni da poter presentare contro un’appropriazione non del tutto debita.

Tutto questo accadde nel 1975 con l’istituzione del Crémant de la Loire, poi si estese un po’ a tutta la Francia e approdò addirittura in Lussemburgo; ciò comportò l’abbandono da parte dei produttori spagnoli e italiani dell’uso di quella simpatica dizione.

Con Crémant si intende oggi un vino, bianco e/o rosato, ottenuto con la seconda rifermentazione in bottiglia, a cui deve seguire un sosta sur lattes di 9 mesi, mentre l’uscita in commercio deve avvenire dopo 12 mesi dal tirage.

Il Crémant si produce in Alsazia e a Limoux, nel Bordeaux e nella Borgogna, sfiora le estremità alpine nello Jura e sposa le aromaticità del Moscato nel Crémant de Die: in altre parola è una dizione che può essere usata in Francia e Lussemburgo, e i Crémant del Lussemburgo… Dio ce ne scampi!

Spesso il Crémant francese non appaga il gusto italiano, troppo inzuppato nella sua CO2, il vino sembra esile di fronte all’esuberanza del pizzicore, l’anidride carbonica non si fonde con il tessuto del vino e il finale di gusto è molte volte metallico e un po’ troppo arido. Nell’insieme sembra di degustare dell’acqua minerale un po’ acidula accompagnata dall’effervescenza, con vago sentore vegetale e retro aroma al lemon peel.

Poi si trovano anche belle eccezioni, e questa volta anche con un’etichetta d’eccezione, perché orientaleggiante; anzi quella specie di lottatore di sumo sembra voler disaggregare la pesantezza che le bollicine di molti Crémant possiedono, per mostrarsi in posizione bilanciata, tra volume gassoso ed entità fresco/sapida.

Ebbene il Domaine Rietsch a Mittelberghaim ha fatto un Crémant d’Alsace Extra Brut dalla personalità sorprendente. 5 sono i vitigni: auxerrois, chardonnay, pinot bianco, pinot grigio e riesling. Sono stati tutti vendemmiati del 2010 a maturazione non del tutto precoce, dopo la vinificazione il vino s’è affinato in cantina (acciaio) fino alla vendemmia 2011; al momento del tirage c’è stato aggiunto anche del succo fresco della vendemmia 2011 e lo hanno lasciato rifermentare in bottiglia. Alla fine del viaggio non c’è stato aggiunto zucchero e mai è entrato in contatto con la SO2.

Ne è uscito un Crémant dalla personalità visiva limpidissima, con tinta colorata di tenue paglierino ombreggiato di verde. L’olfatto è un potpourri dalla fragranza acidula e floreale: fiori bianchi e mela verde freschissima, che anticipa un sapore irruente in freschezza.

È però una freschezza che non si aiuta con l’energia della bollicina, per cui è capace anche di rifornire il finale di gusto con sentori e sapori molto insoliti per un Crémant Alsaziano: di frutta esotica e quindi con una certa salinità. Nonostante la scritta extra brut questo Crémant ha solo 0,20 g/l di zucchero, chiaramente non aggiunto, con l’alcool che svetta a 12,6 (conseguenza di una scelta meditata nella maturazione dell’acino)  e un’acidità contenuta a 5,2 g/l.

È un Crémant da crudité di mare, da carpaccio di pesce, da risotto in bianco con zucchine e gamberetti, da totani grigliati su letto di gaspacho. À la santé!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)