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martedì 3 settembre 2013 16:20:00

Sono cinquanta minuti di navigazione da Santa Teresa di Gallura (Sardegna) a Bonifacio (Corsica), poche miglia che fanno pensare a una contiguità enologica, invece questa striscia di mare chiamata Bocche di Bonifacio, nota ai naviganti di ieri e di oggi per la sua pericolosità, segna un distacco abissale tra due mondi enologici.

La Corsica s’è indirizzata, o forse s’è rinchiusa, in una viticultura e in un movimento del vino che ricalca quello spirito indipendentista che non risulta per niente sopito.

Nonostante la storia dell’isola sia stata segnata dalla presenza dei Romani, dei Pisani e dei Toscani, poco sembra legare i vini dell’Isola con quelli Sardi o Elbani.

Ed è per questo motivo che un certo interesse si sta muovendo per questa isola, già nel Vinexpo 2013 s’è presentata tutta infiocchettata, quasi a voler dare uno smacco ai vini del continente.

Il filo viticolo che lega la Corsica alle due isole più vicine è annodato nel Vermentino e nel Moscato per la Sardegna, all’Aleatico per l’Elba.

Ma la Corsica sta tentando di oltrepassare le chiusure politiche per traguardarsi enologicamente, e per attivare questo scossone fa molto affidamento ai suoi autoctoni d’elezione, come Sciaccarello e Nielluccio, e ai recuperati Barbarossa, Biancu gentile, Brustiano bianco, Carcajolu Neru, Minutello bianco, Rossola bianca, Genovese, Carcajolo Bianco, Rossola Brandinca, Morescolo, Morescono e Montanaccia. Nell’isola si dice che i vitigni coltivati avessero raggiunto il numero di 1.400.

Il Carcajolu Neru sta iniziando a frequentare le cuvée dei rossi da Sciaccarello e Nielluccio, questo  perché apporta complessità e finezza, senza gravarli di tannini e acidità.

C’è anche una versione monovitigno, è un Vin de France Carcajolu, lo fa l’azienda Comte Abbatucci; non è un prodotto che invecchia al pari del Nielluccio, ma offre spunti di gradevolissime espressioni fruttate e floreali, delle delicate note vegetali (secche) e una mineralità salina alquanto sorprendente.

Abbatucci è un custode degli antichi varietals Corsi, si trova anche il Barbarossa (la sui origine ci riporta nel settentrione d’Italia). È un bianco dalla tinta paglierina con nuances anche ramate (l’uva ha la buccia rosa). Ha dei profumi di frutta molto matura, ma sana, la sua particolarità olfattiva sta tutta in un sentore vegetale che s’avvicina moltissimo al luppolo e finisce con una nota affumicata. La struttura gustativa è architettata nella dualità tra morbidezza e sapidità, piuttosto che tra acidità e alcool. Il finale d’aroma non resiste oltre i dieci secondi e ha una chiusura fumé.

È il Domaine Comte Abbatucci, come dicevamo, il tesoriere ampelografico della Corsica, ed è un’esperienza unica degustare la sua linea top-autoctona.

Per esempio la Cuvée du Diplomate, Il Cavaliere, J.P. Charles Abbatucci è un bianco del tempo che fu. Uve: Bianco Gentile, Genovese, Brustiano, Rossola Bianca e Vermentino. Ha una freschezza gustativa molto intensa, che crea lunghezza di gusto senza appoggiarsi all’amarognolo dell’agrume, ma offre una succosità tropicale che anche all’olfatto ha rappresentato la complessità del profumo.

La Cuvée du Général - Jean Charles Abbatucci è un altro bianco da uve Paga Debbiti, Vermentino, Rossola Brandinca, Riminese, Biancone e Carcajolo Bianco. Ha colore paglierino luccicante. Ha un profumo più “continentale”, di fiori bianchi (acacia, biancospino, narciso), con un po’ di limone e una nota finale che sembra burro salato. Ricco e potente in acidità, saporito nel suo agrumato, già s’intuisce che la sua parte morbida comporrà un equilibrio gustativo di una certa finezza, che già da ora viene anticipata da una p.a.i. di oltre i dieci secondi.

Cuvée du Ministre Impérial - J.P. Charles Abbatucci. Ecco il rosso, da uve: Nieluccio, Montanaccia, Sciaccarello, Carcajolo Neru, Aleatico, Morescono e Morescola,

Molto scuro il colore che ricorda le bucce delle ciliegie nere. La prima ondata di profumo è tipicamente Corsa: cassis e mirto, accompagnato da un non so che di vegetale. La parte tostata è ben amalgamata alla mineralità: terra rossa, ferro arrugginito. Non è un mostro in tannino (meno male), però quel che offre è smussato e ben supportato dall’alcool. Finale di aroma intorno ai dieci secondi.

Un’esperienza, quella dei “nuovi” vitigni Corsi, da tenere ben presente, non solo per il ritorno prepotente all’autoctono, ma anche per l’uso del blending; una vera e propria sfida, quest’ultima, alla ricerca di un’identità e di una personalità organolettica dei vini che racchiuda in se tutti quegli elementi della diversità isolana, che secolo dopo secolo l’hanno trasformata nell’île de beauté: e ora anche bellezza nel vino!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)