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lunedì 5 ottobre 2015 17:00:00

C’è chi fa film, c’è chi fa il vino. La Coppola family fa entrambi, e a scandagliare bene la realtà c’è anche dell’altro di artistico nella loro saga familiare. Francis Ford Coppola è l’attuale winery, creata in Sonoma Valley, forse per riallacciare un sentimento (mai scomparso) con la nativa terra di Enotria, quella Basilicata da cui si staccarono per emigrare culturalmente negli USA. Ci siamo incuriositi dalla loro linea Director’s Cut, in primis per l’etichetta a forma di striscia (strip) che rappresenta una della prime forme di congegno per film, e poi per l’essenza enologica che intendono offrire.

A detta del loro wine-maker l’intenzione è di presentare dei vini che centrino il focus del possibile tutto (organoletticamente parlando) dell’espressione del vitigno in solitario.

Abbiamo cercato di annodare un filo enologico nelle espressioni meno centrabili della Sonoma County e cioè Russian River per lo chardonnay (2013) e il pinot nero (2013), poi lo zinfandel per Dry Creek Valley (2012).

Ecco le note di degustazione.

Russian River Chardonnay Director’s Cut 2013. Ha in sé tutta la tradizionalità enologica della California, seppur lucido nel giallo paglierino intenso a sfiorare l’oro, tradisce un profumo che ammicca totalmente l’American style, con spezie dolci che si confondono e si fondono nella frutta tropicale, nella marmellata di agrumi, abbracciandoli con note di vaniglia, di noce di cocco, latte di mandorla; ne esce un gusto morbido e cremoso, da cui emergono ricordi saporiferi di gelatina di pera, ananas sciroppata e lungo (e complicatamente sostenibile) finale di zucchero vanigliato. Negli States qualcuno è arrivato a valutarlo 90/100, noi no, stiamo al di sotto.

Russian River Pinot Nero Director’s Cut 2013. Bene nel colore rubino, un po’ meno bene nel profumo. Si salva per i ricordi odorosi di lampone e di piccola fragola di bosco, il floreale è assente o insignificante, un quasi non pinot: e così lo è anche al gusto. Forse è così per noi europei, che amiamo il tono vibrante della freschezza che si fonde con il tannino e lo tiene in disparte, però il tutto deve creare sapidità. Il pinot nero di Coppola non è così, lo assolviamo per il prezzo spostato verso la grande distribuzione, di certo questa tipologia di vino non vincerà l’oscar.

Infine lo Zinfandel, un’icona della parte italiana della California enologica. Dry Creek Valley Zinfandel 2012 è il vino Director’s Cut. La zona è tra le migliori per coltivare lo “zin”, infatti oltre all’intensa colorazione rosso zinfandel, c’è la tipicità olfattiva del ribes nero e della mora di gelso, spunto di pepe nero e lavanda, un po’ di foglia di alloro e un leggero balsamico. Gusto decisamente vellutato, proprio “zin” style, con volume liquido al succo di ciliegia scura, pepe e amaricante caffè al cioccolato. Il finale illanguidisce in una lunga sensazione oscillante tra vellutato e sospette (ma preziose) vibrazioni tanniche. È il più espressivo della trilogia degustata, e per il prezzo di mercato a cui viene proposto (24-29 dollari) è davvero una scelta d’acquisto azzeccata, sempre se passate in quella parte d’America.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)