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martedì 22 luglio 2014 17:00:00

Il nostro avvicinamento degustativo a “Wine to Magic” del prossimo novembre continua.

“Mosconi”, che è l’oggetto del tema, sembra il titolo di una canzone rivierasca e vacanziera d’inizio anni 60 uscita dalla penna e dalla tastiera di Migliacci e Zambrini.

Invece no! Mosconi è un vigneto da cui il duo Conterno Fantino tirò fuori nell’anno 2006 un nebbiolo non agganciato alla memoria langhigiana: Barolo Mosconi.

Il 2006 non fu un anno particolarmente fortunato per la maturazione dell’uva, le valutazioni furono contrastate e comunque nel DEVINIS del luglio 2009 i produttori interpellati non esitarono a dichiararla fuori discussone.

Infatti Barolo Mosconi 2006 si tatuò un 90/100 da Wine Spectator e 94 da Wine Advocate, tanto per dirla alla Pirandello: cosi è (se vi pare)!

E a noi nel 2014 ci pare un vino da 90, anzi un vino che fa novanta come la paura: paura di non riavere occasione per incontrarlo di nuovo.

Mosconi è una vigna che dà colore, acidità e tannino al nebbiolo, quindi il vino avrà il suo da fare per farsi un equilibrio.

Alcuni barolisti fissarono la data del 2014 come primo limite di un’accettabile combinazione tra durezze e morbidezze, ragion per cui gli abbiamo fatto una prova.

Il colore è ancora intensamente macchiato di rubino, lucido e vivace. Tanto esplosivo è il profumo: un turbo frutto concentrico e concentrato di ciliegia scura, prugna e mora; il condimento speziato è tutto un trito di pepe nero in grani, con l’amarezza del cacao che gli gira intorno e tiene in attesa di coesione del cuoio puro e del tabacco, le foglie di tè, la lavanda e lo sciroppo di rosa.

La lava tannica non è ancora defluita dall’eruzione del 2006, sta scivolando verso l’equilibrio con lentezza, lasciando un marchio ancora grippante e piccante sulle papille gustative. Un tannino che non riempie di astringenza, per cui è già elegante, che è poi la griffe “Mosconi”, e che fa far capolino a quel magico velluto che vestirà e avvolgerà questo nebbiolo negli anni a venire. Bellissimo il finale di bocca: sostenuto, eretto, fiero di baroleggiar nella maratona che traguarderà la meglio gioventù del suo spirito, per sfiorare una perfezione che i più accorti dicono non esistere.

Conterno Fantino, i parolieri del Barolo, hanno colpito ancora, non a parole ma a Barolo, intarsiando con maestria nella struttura del Mosconi il terroir e l’intuito vignaiolo, il dosaggio dall’allevamento in cantina e la filosofia post fruttata, il prestigio tannico e il distinguo signorile. Congratulations.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)