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giovedì 13 ottobre 2016 10:30:00

Pure Malt e Single Malt in fatto di Whisky hanno idealizzato un tipo di distillato che per la sua naturalità (e forse non è del tutto realistico) sarebbe il meglio di ciò che è possibile ottenere dall’orzo maltato. L’ascesa straordinaria del suo successo ha annichilito i suoi avversari di alambicco, relegando di fatto il Single Grain e il Grain Whisky in un’orbita alcolica non di primo rango.

Oltre a ciò anche la dominanza del distillatore discontinuo, quello chiamato a zucca, a cipolla, a pera, ha fatto della non continuità di distillazione una specie di garanzia qualitativa. Però così non è! E aggiungiamo, per fortuna.

Il distillatore (alambicco) a colonna fu inventato da Robert Stein nel 1826 e si impiegò per la prima volta nella distilleria di Cameron Bridge (Scozia) a qualche chilometro da Leven. La distilleria era all’epoca di proprietà della famiglia Haig. Il luogo era ideale per distillare, non solo per la torba, ma per la presenza di due fiumi il Leven e l’Ore.

Nel 1831 Aeneas Coffey perfezionò il sistema creato da Stein e lo brevettò. L’alambicco Coffey è utilizzato per produrre tutto il Whisky (Scotch) di grano, un distillato visto come non d’altissimo ceto e mai compiutamente esaltato nella sua essenza di diversa essenzialità rispetto allo spirito dell’orzo, figuriamoci poi se dovessimo parlare di mais, la smorfia sfiora imbarazzante: un’americanata. Però l’alambicco Coffey fa anche dell’eccezionale Whisky è non semplicemente da grano, ma da mais.

Tra le distillerie che hanno rimesso a lucido il Grain Whisky, quella nipponica Nikka è in primissima fila.

Nikka ha due alambicchi Coffey Still a Miyagikyo, li importò nei primi anni ’60 e a detta di loro l’alcol che si ottiene ha più carattere e distinzione, anche in purezza, rispetto a quelli moderni.

Il Nikka Coffey Grain Whisky è un blend aziendale in cui s’impiega principalmente mais. Oltre al colore luccicante e brillante della sua cromaticità ambra intensa, ha un’anima armonica al profumo, con confluente fusione tra  alcol (45%) e note olfattive di tabacco dolce, di spezie orientali, di miele di castagno, di cardamomo, di curry e di arancia amara. Delicatamente oleoso al tatto gustativo, lascia all’alcol il compito di animare un finale di bocca dagli aromi intriganti d’essenze odorose arabe, “une eau de parfum” alcolica piena di eleganza. Da provare con molta moderazione, però con tanta soddisfazione, magari il prossimo inverno.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)