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mercoledì 22 maggio 2013 11:45:00

Dal Sud America la notizia è rimbalzata con forza, anche se con poco stupore nel mondo anglosassone: un birrificio boliviano ha prodotto una birra impiegando anche le foglie usate per fare la cocaina.

In realtà la notizia non è nuova. La Cerveceria Vicos la produce dal 2011, però adesso sembra aver aggredito il mercato affermando che oltre a dissetare, la birra Ch’ama, così si chiama, combatte il disagio da altitudine.

La birra Ch’ama è prodotta con malto, lieviti, luppolo e foglie di coca inumidite, non ci sono additivi e preservanti. È un’alta fermentazione, però bianca, con 5% di alcool; gli aromi hanno un ventaglio vegetale, odorano di foglie di coca e di luppolo.

Il procedimento prevede che le foglie di coca siano immerse in acqua di sorgente andina, poi si aggiunge malto d’orzo e luppolo fino a che non si raggiunge la consistenza desiderata. La fermentazione dura 20 giorni e passa quindi in bottiglia senza filtrazione.

La Bolivia ha una posizione geografica molto particolare, la capitale la Paz è situata a 3.600 metri slm e i picchi delle Ande arrivano oltre i 6.000 metri.

A queste altitudini il rischio di malattie da altitudine è presente: i sintomi leggeri scompaiono dopo uno-due giorni. I sintomi sono mal di testa, nausea, perdita di appetito, insonnia e un generale malessere combinato con spossatezza e senso di svenimento.

Per alleviare questo malessere,  o prevenirlo, i boliviani masticano da sempre le foglie di coca, tanto che il governo del paese non sarebbe molto incline a demonizzarla completamente, perché certe virtù terapeutiche le possiede, in primis alleviare le sofferenza e il disagio da altitudine.

I turisti sono sempre stati tra i più sensibili all’effetto non positivo di trovarsi a queste altitudini, molti ricorrevano al tè a base di coca per prevenire gli scompensi.

Adesso la Birreria Vicos afferma che la birra Ch’ama, Cerveza especial con coca, non è solo un dissetante, ma la presenza di coca la trasforma in un’energizzante ed è pure un ottimo rimedio contro il soroche (“mal di montagna”) che assilla tutti i visitatori.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)