Associazione Italiana Sommelier

 

CO2 nel vento

Statistiche

  • Interventi (1663)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 30 gennaio 2014 16:45:00

L’avevamo già assaggiato a fine 2012 questo Mira, Porta del Vento, spumante di Camporeale, Palermo.

Di sicuro era uscito da qualche mese, perché si tratta di un vino elaborato con una base proveniente dalla vendemmia 2009 a cui è stato poi aggiunto il primo mosto della vendemmia 2010 per riaccendere la fermentazione, chiaramente in bottiglia.

Il seguito di questa operazione è una sosta di quindici mesi sui lieviti non più attivi.

L’uva è una sola, Catarratto, però non è specificato se bianco comune oppure bianco lucido. Secondo Calò/Scienza/Costacurta entrambi sono coltivati in Sicilia da così tanto tempo che non si arriva a datarlo. Prima della diffusione del Grillo era un interprete imprescindibile del Marsala, per via della sua attitudine a “marsaleggiare”, ed è anche capace di fornire ottimi vini base per Vermouth.

L’interpretazione in versione spumante nasce da vendemmia anticipata per preservare parte della freschezza acidula e fruttata.

L’azienda Porta del Vento lo coltiva a 600 metri s/l/m, qui i vigneti trovano buone escursioni termiche e un terreno in cui si miscela roccia e sabbia che regala una discreta finezza ai vini e una leggerezza di beva.

Infatti del Mira, Porta del Vento,  degustato nel 2012 avevamo annotato come punto di merito una voluminosità gassosa alquanto sottile che si trasformava in una bevibilità graziosa e succosa. I profumo s’arrotolava in una fragranza di crosta di pane che sembrava tra l’altro spalmata con burro e marmellata di dolci susine. Il colore era paglierino oro.

Lo abbiamo ritrovato a fine 2013, dopo un anno. Il colore s’è fatto dorato, però brillante, quindi buon segno. Il profumo è diventato più attraente, s’è messo a “marsaleggiare” mantenendo un’eleganza non ossidata, odora di frutta a pasta gialla matura (mango, ananas), di paglia secca, di sorbe appassite, ha un tocco di tisana al fiore di tiglio.

Insomma il profumo s’è fatto interessante con l’evoluzione, non altrettanto il gusto, in cui però prevale una strana (anche se molto gradevole) sensazione di “grassezza” perché la CO2 s’è completamente sciolta nel liquido e non c’è sapidità a tirar su le sorti di quell’effetto durezza che dovrebbe creare una qualche vibrazione gustativa.

Se vi capita vi suggeriamo di assaggiarlo, è comunque un’esperienza degustativa molto interessante.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)

https://aisitalia.it/co2-nel-vento.aspx